30 agosto 2025

Love Bombing

Hai mai conosciuto qualcuno che all'inizio sembrava perfetto, che ti inondava di attenzioni, regali e complimenti? Potrebbe essere stato un cosiddetto love bomber che dà il nome al fenomeno del love bombing. Tale fenomeno, sempre più diffuso nelle relazioni, indica un comportamento manipolativo travestito da amore. 

Ma cos'è il Love Bombing? 

Il love bombing è una manipolazione emotiva in cui una persona esercita un'intensa dimostrazione di affetto per guadagnare controllo sulla vittima. 

Quali sono le caratteristiche principali? 

- Continui messaggi affettuosi

- Complimenti esagerati e regali frequenti

- Promesse di futuro condiviso premature 

- Pressione a legarsi emotivamente in maniera rapida 

L'obiettivo di tutto questo? 

Non è il vero amore, ma la creazione di una dipendenza emotiva e in alcuni casi anche l'isolamento dalla rete sociale della vittima. 

Come si riconosce il love bombing? 

1. Eccessiva idealizzazione: la persona appare perfetta e ti fa sentire unico quasi in maniera innaturale

2. Accelerazione della relazione: si guarda subito al futuro, convivenza e matrimonio 

3. Dipendenza emotiva: ogni momento, secondo o minuto, senza contatto provoca ansia, senso di colpa e talvolta depressione

4. Controllo estremo e gelosia mascherati da affetto: comportamenti affettuosi, complimenti e regali diventano strumenti per ottenere comportamenti desiderati da parte della vittima

Quali sono gli effetti psicologici del love bombing?

- Dipendenza affettiva

-Ansia e confusione emotiva

- Perdita di autostima

- Difficoltà a stabilire confini

Il fenomeno del love bombing è molto complesso e unisce manipolazione, seduzione e controllo emotivo. Riconoscerne i segnali, prendersi del tempo e rafforzare la propria autostima sono degli strumenti essenziali per riconoscerlo e proteggersi. 

"L'amore autentico non ha fretta e non controlla chi sei". 

Dr. Pierluigi Ricci - Psicologo/Neuropsicologo

21 luglio 2025

Disciogliere la mente automatica

- come disciogliere la mente automatica-

Questa è un'espressione interessante che può essere interpretata in diversi modi, ma solitamente si riferisce al desiderio di liberarsi dai pensieri ripetitivi, dalle reazioni automatiche e dai modelli di comportamento inconsapevoli che spesso dominano la nostra quotidianità.

In altre parole, si tratta di passare da uno stato di "pilota automatico" a una maggiore consapevolezza, intenzionalità e presenza nel momento presente.

Ecco alcuni modi per interpretare e approcciare questo concetto:

Comprendere la Mente Automatica

La nostra mente è incredibilmente efficiente e, per risparmiare energia, tende a creare "scorciatoie" mentali e abitudini. Questo è il motivo per cui molte delle nostre azioni e reazioni sono automatiche: guidare un'auto, lavarsi i denti, rispondere a stimoli familiari, o persino i nostri schemi di pensiero e le nostre convinzioni.

Se da un lato questo è utile per svolgere compiti routinari, dall'altro può intrappolarci in cicli di pensiero negativi, reazioni emotive esagerate o comportamenti non allineati con i nostri veri desideri. Disciogliere la mente automatica significa diventare consapevoli di questi schemi e avere la capacità di scegliere una risposta diversa.

Strategie per Disciogliere la Mente Automatica

Ecco alcune strategie efficaci che possono aiutarti in questo processo:

1. La Consapevolezza (Mindfulness)

La mindfulness è probabilmente lo strumento più potente per "disciogliere" l'automaticità. Si tratta di prestare attenzione intenzionalmente al momento presente, senza giudizio. Pratiche come la meditazione mindfulness ti aiutano a osservare i tuoi pensieri e le tue sensazioni senza esserne travolto.

 - Come iniziare: Dedica anche solo 5-10 minuti al giorno per sederti in silenzio e concentrarti sul tuo respiro. Quando la mente vaga (e lo farà!), riporta gentilmente l'attenzione al respiro. L'obiettivo non è svuotare la mente, ma diventare consapevole di ciò che accade in essa.

 - Mindfulness nella vita quotidiana: Porta consapevolezza alle azioni di routine: quando mangi, cammini, lavi i piatti. Senti le sensazioni, osserva i dettagli.

2. Osservazione dei Pensieri e delle Emozioni

Invece di identificarti immediatamente con ogni pensiero o emozione che sorge, impara a osservarli come se fossero nuvole che passano nel cielo. Questo crea una distanza necessaria tra te e i tuoi processi mentali.

 - Tecnica: Quando noti un pensiero o un'emozione forte, prova a dire a te stesso: "Ah, c'è un pensiero di [x]" o "Sento un'emozione di [y]". Non giudicarla, solo riconoscila.

3. Riconoscere i Trigger e le Reazioni Automatiche

Quali sono le situazioni, le parole o le persone che tendono a scatenare in te determinate reazioni automatiche (rabbia, ansia, critica, ecc.)?

 - Journaling: Tieni un diario per annotare quando ti trovi in "pilota automatico". Descrivi la situazione, i tuoi pensieri, le tue emozioni e le tue azioni. Questo ti aiuterà a identificare gli schemi.

4. Interrompere i Pattern

Una volta che hai identificato un pattern automatico, puoi provare a interromperlo consciamente.

 - Esempio: Se tendi a reagire con irritazione a una certa affermazione, la prossima volta che accade, fai una pausa. Fai un respiro profondo. Chiediti: "Come potrei rispondere in modo diverso in questo momento? Qual è la mia intenzione?". A volte basta anche solo uscire dalla stanza per un minuto.

5. Coltivare Nuove Abitudini Consapevoli

Sostituisci le vecchie abitudini automatiche con nuove, più intenzionali.

 * Esempio: Se di solito prendi il telefono appena ti svegli, prova a dedicare i primi 10 minuti della giornata a una pratica di respirazione o alla scrittura di un diario.

6. Autocompassione

Il processo di discioglimento della mente automatica non è lineare e richiede pazienza. Ci saranno momenti in cui ricadrai nelle vecchie abitudini. Sii gentile con te stesso e non giudicarti. L'autocompassione è fondamentale per mantenere la motivazione.

Perché è Importante Disciogliere la Mente Automatica?

Liberarsi dalla mente automatica porta a:

 - Maggiore libertà: Non sei più schiavo delle tue reazioni e dei tuoi pensieri condizionati.

 - Scelte più consapevoli: Le tue decisioni sono allineate con i tuoi valori e obiettivi.

 - Riduzione dello stress: Meno reazioni automatiche significa meno agitazione interna.

 - Relazioni migliori: Una maggiore presenza ti permette di connetterti più profondamente con gli altri.

 - Una vita più ricca: Vivi il momento presente pienamente, invece di lasciarti sfuggire i dettagli mentre la mente è altrove.

Disciogliere la mente automatica è un viaggio, non una destinazione. È una pratica costante di consapevolezza e scelta intenzionale che inizia con piccoli passi e tanta pazienza con l’obiettivo di migliorare il proprio benessere psicofisico. 

Dr. Pierluigi Ricci - Psicologo/Neuropsicologo 


12 aprile 2025

L'enigma dell'Oblio

In Psicologia l'oblio è un meccanismo di difesa che allontana dalla consapevolezza contenuti e pensieri potenzialmente minacciosi. 
Questa poesia tocca diversi temi centrali in psicologia, esplorando il paesaggio interiore dell'individuo di fronte al desiderio, alla perdita, all'oblio, al tentativo di superarli attraverso la rivalsa psicologica. 
Neuropsicobenessereblog,Psicologia,Oblio

Là dove l'eco smarrito si annida, 
in un altrove di nebbia e di oblio, 
un desiderio antico, ferita umida, 
palpita ancora, prigioniero al suo soglio.

Un tempo le mani tendevano al vento,
a ghermire chimere di un cielo lontano,
un profumo di terre promesse, un lamento
di ciò che non fu, di amore invano. 

La perdita, un'ombra lunga sul cuore, 
ha inciso sentieri di gelida pena, 
un vuoto che morde, un lancinante dolore,
la nostalgia di una gioia mai piena. 

Ma dalle ceneri di sogni infranti, 
un fuoco tenace comincia a divampare,
una volontà nuova, di nervi vibranti, 
che la sconfitta non potrà più afferrare. 

Negli occhi spenti una scintilla si accende, 
un fremito di forza che rompe le catene,
il desiderio si fa fiamma ardente, 
e la perdita, un ricordo straniero. 

Perché nel solco lasciato dal pianto, 
rinasce la sete di un futuro vivo, 
e il cuore, ferito ma non domato, 
si alza, potente, verso il suo obiettivo. 

L'altrove non è più un miraggio lontano, 
ma la terra promessa da conquistare, 
e la rivalsa, un sole che sorge piano, 
illuminando le cicatrici da amare. 

L'obiettivo di questa poesia è quello di descrivere un processo psicologico di elaborazione del desiderio e della perdita, che culmina in una resiliente rivalsa interiore. Non si tratta di una vendetta esterna, ma di una riconquista della propria forza, di una trasformazione del desiderio in motivazione e di un'accettazione del passato come parte del proprio percorso verso un futuro significativo. 

Dott. Pierluigi Ricci - Psicologo

 

02 aprile 2025

Giornata internazionale della Consapevolezza sull’Autismo

L'autismo è un disturbo del neurosviluppo che influenza il modo in cui una persona comunica, interagisce e percepisce il mondo. La sua natura "a spettro" significa che si manifesta in modi diversi, con una vasta gamma di sintomi e livelli di gravità.

Il cervello autistico ha una diversa elaborazione delle informazioni, infatti le neuroscienze hanno dimostrato che il cervello autistico presenta differenze strutturali e funzionali rispetto al cervello neurotipico. Queste differenze possono influenzare:

- Connettività cerebrale: le connessioni tra le diverse aree del cervello possono essere atipiche, portando a un'elaborazione delle informazioni più focalizzata sui dettagli e meno integrata a livello globale.

- Elaborazione sensoriale: le persone autistiche possono sperimentare il mondo sensoriale in modo intensificato (ipersensibilità) o attenuato (iposensibilità), con conseguenti difficoltà nella gestione degli stimoli ambientali.

- Funzioni esecutive: le abilità di pianificazione, organizzazione e flessibilità cognitiva possono essere compromesse, rendendo difficili i cambiamenti e le transizioni.


Emozioni e autismo: un'esperienza intensa e complessa

Le persone autistiche provano emozioni come tutti gli altri, ma possono avere difficoltà a:

- Riconoscere e interpretare le emozioni altrui: la comunicazione non verbale, come le espressioni facciali e il linguaggio del corpo, può essere difficile da decifrare.

- Esprimere le proprie emozioni: la difficoltà nella comunicazione sociale può rendere difficile esprimere verbalmente i propri sentimenti.

- Regolare le emozioni: l'ipersensibilità sensoriale e le difficoltà nelle funzioni esecutive possono rendere difficile gestire le emozioni intense.


I Livelli di Autismo: una classificazione del supporto necessario


Il DSM-5 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) ha introdotto una classificazione dei livelli di autismo basata sul supporto necessario:

- Livello 1: richiede supporto. Le persone con autismo di livello 1 possono avere difficoltà nella comunicazione sociale e comportamenti ripetitivi, ma sono in grado di funzionare in modo indipendente con un supporto minimo.

- Livello 2: richiede supporto sostanziale. Le persone con autismo di livello 2 hanno maggiori difficoltà nella comunicazione sociale e comportamenti ripetitivi più marcati, necessitando di un supporto più intenso.

- Livello 3: richiede supporto molto sostanziale. Le persone con autismo di livello 3 presentano gravi deficit nella comunicazione sociale e comportamenti ripetitivi che interferiscono significativamente con la loro vita quotidiana, necessitando di un supporto costante.


Dal punto di vista psicologico, l'autismo è una condizione neurodiversa che richiede una comprensione approfondita delle sue molteplici sfaccettature. Ecco alcuni punti chiave:

1. Neurodiversità e Autismo:

- L'autismo è sempre più concettualizzato come una forma di neurodiversità, riconoscendo che le differenze neurologiche sono variazioni naturali dell'esperienza umana.

- Questo approccio si allontana da una visione patologica, concentrandosi invece sui punti di forza e sulle sfide uniche delle persone autistiche.

2. Elaborazione Sensoriale e Emozioni:

- Le differenze nell'elaborazione sensoriale possono influenzare profondamente l'esperienza emotiva. L'ipersensibilità può portare a sovraccarico sensoriale, scatenando ansia e stress.

- La difficoltà nell'interpretare i segnali sociali può rendere complesse le interazioni emotive, portando a fraintendimenti e isolamento.

3. Funzioni Esecutive e Comportamenti:

- Le difficoltà nelle funzioni esecutive possono influenzare la capacità di pianificare, organizzare e adattarsi ai cambiamenti. Questo può manifestarsi in comportamenti ripetitivi e resistenze al cambiamento.

- Gli interessi intensi possono fungere da meccanismo di coping, fornendo un senso di controllo e prevedibilità.

4. Impatto Psicosociale:

- L'autismo può avere un profondo impatto sul benessere psicologico. Le difficoltà sociali, l'isolamento e la discriminazione possono portare a depressione, ansia e bassa autostima.

- Il supporto sociale e l'accettazione sono fondamentali per promuovere la resilienza e il benessere.

5. Interventi Psicologici:

- Gli interventi psicologici mirano a sviluppare abilità sociali, comunicative e di gestione delle emozioni.

- La terapia cognitivo-comportamentale (CBT) e la Terapia ABA possono aiutare a gestire l'ansia e i comportamenti ripetitivi.

- L'intervento psicoeducativo fornisce informazioni sull'autismo, promuovendo l'autoconsapevolezza e l'accettazione di sé.

6. Importanza dell'Individualità:

- È fondamentale riconoscere la diversità all'interno dello spettro autistico. Ogni individuo ha punti di forza, sfide e bisogni unici.

- Un approccio centrato sulla persona, che tenga conto delle specifiche esigenze e abilità, è essenziale per promuovere il benessere e la qualità della vita.

In sintesi, la psicologia dell'autismo si concentra sulla comprensione delle esperienze uniche delle persone autistiche, promuovendo l'accettazione, il supporto e l'empowerment.

Lo spettro autistico, noto anche come disturbo dello spettro autistico (ASD), è una condizione neurologica che influisce sullo sviluppo e sul funzionamento del cervello. Si manifesta in modi diversi in ciascun individuo, da cui il termine "spettro".

Ecco alcuni aspetti chiave dello spettro autistico:

~ Diversità nelle manifestazioni:

- Le persone autistiche possono presentare una vasta gamma di sintomi e abilità.

- Alcune possono avere difficoltà significative nella comunicazione e nell'interazione sociale, mentre altre possono essere altamente funzionali in determinate aree. 

È importante sottolineare che ogni persona autistica è unica, con i propri punti di forza e le proprie sfide. La comprensione e l'accettazione dello spettro autistico sono fondamentali per promuovere l'inclusione e il benessere delle persone autistiche.


Dr. Pierluigi Ricci - Psicologo/Neuropsicologo Esperto di Autismo 

22 marzo 2025

Armonia e Disarmonia dell'Essere

L'armonia e la disarmonia dell'Essere, in psicologia, si riferiscono all'equilibrio o allo squilibrio interiore di una persona, influenzando il suo benessere emotivo, mentale e relazionale. 


Armonia dell'Essere: 

- Equilibrio interiore: rappresenta uno stato di equilibrio tra le diverse parti del sé, come pensieri, emozioni, bisogni e valori. 

- Benessere: si manifesta con sensazioni di pace interiore, serenità, soddisfazione e capacità di affrontare le sfide della vita in modo costruttivo. 

- Autorealizzazione: permette alla persona di esprimere il proprio potenziale e di vivere una vita significativa e autentica. 

- Relazioni sane: favorisce relazioni interpersonali positive, basate sulla comunicazione efficace, l'empatia e il rispetto reciproco. 

Disarmonia dell'Essere: 

- Squilibrio interiore: si verifica quando c'è un conflitto tra le diverse parti del sé, causando disagio emotivo, stress e difficoltà relazionali. 

- Malessere: si manifesta con sintomi come ansia, depressione, irritabilità, difficoltà di concentrazione e disturbi del sonno. 

- Blocchi emotivi: può ostacolare la crescita personale e l'espressione del proprio potenziale. 

- Relazioni disfunzionali: può portare a relazioni interpersonali conflittuali, basate sulla dipendenza, la manipolazione o l'aggressività. 

Interventi psicologici: 

La psicologia offre diversi strumenti per aiutare le persone a ritrovare l'armonia interiore, tra cui: 

- aiutare a esplorare e risolvere conflitti interiori, a sviluppare strategie di coping efficaci e a migliorare le relazioni interpersonali; 

- insegna a coltivare la consapevolezza, attraverso tecniche di mindfulness, riducendo lo stress e favorendo l'equilibrio emotivo; 

- aiuta a ridurre l'ansia e a promuovere il benessere psicofisico; 

- incoraggia la crescita personale, l'autoconsapevolezza e l'espressione del proprio potenziale. 

L'armonia dell'Essere è un obiettivo fondamentale per il benessere psicologico. la disarmonia, invece, può, portare a sofferenza o a difficoltà relazionali. La psicologia offre risorse e strumenti per aiutare le persona a ritrovare l'equilibrio interiore e a vivere una vita piena e soddisfacente. 

Dr. Pierluigi Ricci - Psicologo/Neuropsicologo 

09 febbraio 2025

La Psicologia del Cambiamento: Comprendere e Superare le Resistenze

Il cambiamento è una costante nella vita umana, ma affrontarlo non è sempre facile. Che si tratti di un cambiamento personale, lavorativo o relazionale, spesso incontriamo resistenze che ci impediscono di adattarci con serenità. Ma cosa ci rende così riluttanti al cambiamento? E come possiamo affrontarlo in modo costruttivo?

Perché Resistiamo al Cambiamento?

  1. Paura dell'ignoto: Il nostro cervello è programmato per cercare sicurezza e prevedibilità. Qualsiasi deviazione dalla routine può generare ansia e incertezza.

  2. Comfort Zone: La familiarità ci fa sentire protetti, anche se non siamo completamente soddisfatti della nostra situazione attuale.

  3. Autostima e Identità: Il cambiamento può mettere in discussione la nostra immagine di noi stessi, rendendoci insicuri rispetto alle nostre capacità.

  4. Esperienze Passate: Se in passato abbiamo vissuto cambiamenti negativi, potremmo associarli automaticamente a qualcosa di dannoso.

Strategie per Superare la Resistenza

  1. Accettare l'Incertezza: Riconoscere che l'ignoto fa parte della vita può aiutarci a ridurre l'ansia. Concentrarsi sul presente e adottare un atteggiamento di curiosità può rendere il cambiamento meno spaventoso.

  2. Definire Obiettivi Chiari: Avere una direzione precisa aiuta a mantenere la motivazione e a trasformare il cambiamento in un'opportunità. Scomporre gli obiettivi in piccoli passi rende il percorso meno intimidatorio.

  3. Sviluppare una Mentalità Flessibile: La resilienza e la capacità di adattamento sono competenze che si possono allenare. Esporsi gradualmente a nuove esperienze aiuta a ridurre la paura. Imparare a vedere gli ostacoli come occasioni di crescita facilita l'adattamento.

  4. Cercare Supporto: Condividere le proprie preoccupazioni con amici, familiari o un professionista può facilitare il processo di cambiamento. Il sostegno sociale è un potente strumento per affrontare le difficoltà e rafforzare la nostra autostima.

  5. Riformulare le Esperienze Negative: Anziché vedere il cambiamento come una minaccia, proviamo a considerarlo come una crescita e un'opportunità di apprendimento. Tenere un diario in cui annotare le sfide superate può aiutarci a sviluppare una prospettiva più positiva.

  6. Praticare la Mindfulness: Essere consapevoli del momento presente aiuta a gestire l'ansia e a ridurre la paura del futuro. Tecniche come la meditazione, la respirazione profonda e lo yoga possono migliorare la capacità di accettare il cambiamento con maggiore serenità.

  7. Visualizzare il Successo: Immaginare scenari positivi legati al cambiamento può aiutare a ridurre la paura e a rafforzare la motivazione. Creare una visione chiara di ciò che si desidera ottenere aiuta a mantenere l'entusiasmo.

  8. Mantenere uno Stile di Vita Equilibrato: Il benessere fisico e mentale influisce sulla nostra capacità di affrontare il cambiamento. Una dieta equilibrata, l'attività fisica regolare e un sonno di qualità contribuiscono a migliorare la resilienza.

  9. Essere Gentili con Se Stessi: Il cambiamento è un processo e non sempre avviene in modo lineare. Accettare che ci saranno momenti di difficoltà e imparare a non essere troppo critici con se stessi è fondamentale per mantenere la motivazione.

Conclusione

Affrontare il cambiamento richiede coraggio e consapevolezza. Comprendere le resistenze che ci bloccano è il primo passo per superarle. Con il giusto atteggiamento e le strategie adeguate, possiamo trasformare il cambiamento in un alleato per il nostro benessere e la nostra crescita personale. Ricordiamo che ogni piccolo passo verso il cambiamento è un progresso e che con il tempo possiamo costruire una vita più appagante e autentica. 

Dott. Pierluigi Ricci - Psicologo/Neuropsicologo 

Neuroscienze e Mente Quantica: Sbloccare il Potenziale Cerebrale

Negli ultimi decenni, le neuroscienze hanno fatto passi da gigante nella comprensione del cervello umano, ma una nuova frontiera sta emergendo: l'intersezione tra neuroscienze e fisica quantistica. Questa prospettiva suggerisce che il nostro cervello non sia solo un sistema biologico, ma anche un processore quantico in grado di influenzare la realtà e sbloccare potenzialità latenti.

Il Cervello come Sistema Quantico

La fisica quantistica ci insegna che la realtà è influenzata dall’osservatore. Alcuni neuroscienziati e fisici ipotizzano che i processi cerebrali possano sfruttare fenomeni quantistici, come la superposizione e l’entanglement, per elaborare informazioni in modi che vanno oltre la logica classica. Studi sull'effetto della coscienza nei processi quantistici suggeriscono che la mente potrebbe avere un ruolo attivo nella creazione della realtà esperita.

Neuroplasticità e Superamento dei Limiti Mentali

La neuroplasticità è la capacità del cervello di riorganizzarsi e formare nuove connessioni neurali. L’integrazione dei principi quantistici con la neuroplasticità potrebbe offrire strumenti innovativi per superare blocchi mentali e sviluppare il potenziale cerebrale. Tecniche come la meditazione, la visualizzazione e il biofeedback possono stimolare il cervello a operare in stati di coscienza più elevati, facilitando l’accesso a intuizioni profonde e creatività avanzata.

Tecniche per Espandere il Potenziale Mentale

  1. Meditazione e Coerenza Cerebrale: La meditazione profonda può sincronizzare le onde cerebrali, creando stati di coerenza neurofisiologica che migliorano la capacità di apprendimento e la resilienza mentale.

  2. Immaginazione e Visualizzazione Quantica: Tecniche di visualizzazione avanzata possono allenare il cervello a creare nuove realtà e attrarre esperienze desiderate, sfruttando il principio dell’osservazione attiva nella fisica quantistica.

  3. Tecnologie di Stimolazione Neurale: Dispositivi di stimolazione cerebrale, come il neurofeedback, possono aiutare a raggiungere stati di coscienza ottimali per il potenziamento cognitivo.

  4. Alimentazione e Biochimica Cerebrale: Una dieta equilibrata e l’integrazione di nootropi naturali possono ottimizzare le funzioni cerebrali, aumentando la capacità di concentrazione e memoria.

Conclusioni

La combinazione tra neuroscienze e fisica quantistica apre nuove possibilità per lo sviluppo del potenziale umano. Se il cervello è capace di processi quantistici, allora possiamo superare i nostri limiti autoimposti e accedere a livelli di consapevolezza e creatività mai esplorati prima. Con tecniche adeguate, possiamo riscrivere la nostra percezione della realtà e trasformare la nostra esistenza in modi straordinari.

Dott. Pierluigi Ricci - Psicologo/Neuropsicologo

02 febbraio 2025

ADHD: Comprendere e Gestire il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività

Il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD) è una condizione neurobiologica che colpisce sia bambini che adulti, influenzando la loro capacità di concentrarsi, regolare le emozioni e gestire l'impulsività. Spesso frainteso, l'ADHD non è semplicemente una questione di scarsa disciplina o mancanza di volontà, ma una condizione che richiede un approccio comprensivo e strategie adeguate.

Sintomi e Diagnosi

L'ADHD si manifesta attraverso tre principali categorie di sintomi:

  1. Disattenzione: difficoltà a mantenere la concentrazione su compiti specifici, dimenticanza frequente, difficoltà nell'organizzazione e nel completamento delle attività.

  2. Iperattività: necessità di muoversi costantemente, difficoltà a rimanere seduti, tendenza a parlare eccessivamente.

  3. Impulsività: difficoltà a controllare gli impulsi, tendenza a interrompere gli altri, difficoltà nell'attendere il proprio turno.

La diagnosi viene effettuata da professionisti della salute mentale attraverso un'analisi approfondita del comportamento e della storia clinica del paziente.

Strategie di Gestione

Sebbene l'ADHD possa presentare delle sfide, esistono diverse strategie efficaci per gestire i sintomi:

  • Interventi Comportamentali: tecniche di autoregolazione, uso di liste e promemoria, gestione del tempo.

  • Terapia Psicologica: il supporto di uno psicologo è fondamentale per aiutare le persone con ADHD a sviluppare strategie per affrontare le difficoltà quotidiane, migliorare l'autocontrollo e incrementare l'autostima.

  • Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT): aiuta a sviluppare strategie per affrontare le difficoltà legate all'ADHD e migliorare la gestione delle emozioni.

  • Dieta ed Esercizio: una buona alimentazione e l'attività fisica regolare possono supportare il benessere generale.

  • Supporto Educativo e Lavorativo: adattamenti scolastici e lavorativi possono migliorare l'efficienza e ridurre lo stress.

Convivere con l'ADHD

Accettare la diagnosi e trovare strategie personalizzate è fondamentale per migliorare la qualità della vita. Con il giusto supporto psicologico, le persone con ADHD possono sviluppare le proprie potenzialità e affrontare le sfide con maggiore consapevolezza.

L'ADHD non definisce una persona, ma è una parte della sua esperienza di vita che può essere gestita con gli strumenti adeguati. Informazione, comprensione e supporto psicologico sono le chiavi per un futuro più sereno e produttivo.

Dott. Pierluigi Ricci - Psicologo/Neuropsicologo

19 gennaio 2025

Le relazioni di coppia: tra psicologia e neuroscienze

Le relazioni di coppia sono una delle esperienze più intense e complesse della vita umana. Dal primo incontro all'evoluzione nel tempo, la dinamica relazionale è influenzata da una combinazione di fattori psicologici, biologici e sociali. Ma cosa accade realmente nel nostro cervello e nella nostra psiche quando ci innamoriamo, litighiamo o affrontiamo una crisi?


L’innamoramento: il cocktail chimico dell’amore

L’innamoramento è spesso descritto come un’esplosione di emozioni, ma dietro a questa esperienza c'è una complessa danza chimica. Studi neuroscientifici hanno dimostrato che:

  1. La dopamina, associata al piacere e alla ricompensa, viene rilasciata in grandi quantità quando vediamo o pensiamo alla persona amata, generando una sensazione di euforia.

  2. L’ossitocina, il cosiddetto "ormone dell’amore", favorisce il legame e l’intimità.

  3. La serotonina, che regola l’umore, può diminuire nei primi stadi dell’innamoramento, spiegando perché spesso ci si concentra ossessivamente sul partner.

Questi cambiamenti chimici creano un’esperienza quasi "dipendente", simile a quella provocata da alcune sostanze psicoattive, spiegando perché l’amore iniziale sia così travolgente.

La comunicazione: la chiave per una relazione sana

Uno degli aspetti più studiati in psicologia è la comunicazione all'interno della coppia. Secondo il famoso psicologo John Gottman, esistono quattro comportamenti tossici, chiamati "i quattro cavalieri dell’apocalisse relazionale":

  1. Critica: attaccare la personalità o il carattere dell'altro.

  2. Disprezzo: utilizzare sarcasmo, derisione o linguaggio non verbale per svalutare il partner.

  3. Difensività: rifiutare la responsabilità o rispondere con un atteggiamento di vittimismo.

  4. Ostruzionismo: ritirarsi emotivamente o fisicamente dalla conversazione.

Per contrastare questi comportamenti, è essenziale sviluppare competenze come l’ascolto attivo, l’empatia e la capacità di esprimere i propri bisogni in modo non aggressivo.

Il cervello durante i conflitti

Quando affrontiamo un conflitto, il nostro cervello entra in modalità di "lotta o fuga". L’amigdala, una struttura cerebrale responsabile della gestione delle emozioni, può prendere il sopravvento, rendendo difficile ragionare lucidamente. Questo fenomeno è noto come "hijacking dell’amigdala".

In questi momenti, è importante:

  • Fare una pausa per calmare il sistema nervoso.

  • Utilizzare tecniche di regolazione emotiva, come la respirazione profonda.

  • Ritornare al dialogo solo quando entrambi i partner si sentono più calmi.   

L'importanza dell'attaccamento

Secondo la teoria dell’attaccamento, sviluppata da John Bowlby, il modo in cui ci relazioniamo con i nostri partner è influenzato dal legame che abbiamo avuto con i nostri caregiver nell’infanzia.

  • Attaccamento sicuro: chi ha avuto relazioni infantili stabili tende a costruire relazioni di coppia equilibrate.

  • Attaccamento ansioso: le persone possono essere eccessivamente bisognose e temere l’abbandono.

  • Attaccamento evitante: si tende a evitare l’intimità per paura di essere feriti.

Riconoscere il proprio stile di attaccamento può aiutare a migliorare la consapevolezza di sé e a costruire relazioni più sane.

La scienza della riparazione

Tutte le coppie affrontano momenti di difficoltà, ma ciò che distingue una relazione sana è la capacità di riparare i conflitti. Gottman suggerisce che i gesti di riparazione — come un sorriso, un’offerta di pace o una battuta per stemperare la tensione — sono fondamentali per mantenere viva la connessione.

Conclusione

Le relazioni di coppia non sono solo una questione di sentimento, ma un complesso intreccio di chimica, psicologia e comportamenti appresi. Comprendere i meccanismi che regolano l’amore e i conflitti può aiutare a costruire legami più forti e duraturi. Investire nella comunicazione, nella consapevolezza emotiva e nella conoscenza reciproca è il segreto per una relazione appagante, sostenuta tanto dal cuore quanto dalla scienza.

Dott. Pierluigi Ricci - Psicologo/Neuropsicologo

03 gennaio 2025

Buoni Propositi per il 2025: Come Trasformarli in Successi Concreti

L’inizio di un nuovo anno è un momento magico. Carico di aspettative e speranze, rappresenta una tela bianca su cui dipingere il nostro futuro. I buoni propositi sono una tradizione consolidata: decidiamo di cambiare abitudini, migliorare noi stessi e raggiungere obiettivi ambiziosi. Tuttavia, troppo spesso queste intenzioni svaniscono nel nulla già a febbraio. Perché accade e come possiamo fare in modo che il 2025 sia davvero l’anno del cambiamento?


Perché i buoni propositi falliscono?

  1. Obiettivi poco realistici
    Spesso ci poniamo mete irraggiungibili. "Voglio perdere 10 chili in un mese" o "Devo leggere 100 libri quest'anno" sono esempi di propositi che generano più frustrazione che soddisfazione.

  2. Mancanza di chiarezza
    Dire "Voglio essere più felice" o "Voglio rimettermi in forma" è vago e non offre una guida su come procedere.

  3. Sottovalutazione dell'impegno richiesto
    Il cambiamento richiede tempo, disciplina e pazienza. Se non siamo pronti ad affrontare le sfide, è facile arrendersi.

  4. Abitudine alla procrastinazione
    Rimandare ciò che sappiamo essere importante è uno dei principali ostacoli al raggiungimento degli obiettivi.       

Come rendere i buoni propositi efficaci

Per trasformare i desideri in realtà, possiamo utilizzare approcci basati sulla psicologia del comportamento e della motivazione. Ecco alcune strategie:

1. S.M.A.R.T.: Obiettivi Specifici, Misurabili, Accessibili, Realistici e Temporizzati

Questo metodo ci aiuta a definire i propositi in modo chiaro e pratico. Ad esempio, invece di dire "Voglio fare più esercizio fisico", possiamo dire "Andrò in palestra 3 volte a settimana per 45 minuti".

2. Micro-obiettivi

Suddividere i grandi obiettivi in piccoli passi ci permette di affrontarli con maggiore facilità. Ogni piccolo successo rafforza la nostra autostima e ci motiva a continuare.

3. Monitoraggio e feedback

Tieni traccia dei tuoi progressi. Può essere utile tenere un diario, utilizzare app specifiche o semplicemente dedicare qualche minuto alla riflessione quotidiana.

4. Focus sulle abitudini, non solo sugli obiettivi

Gli obiettivi sono il punto di partenza, ma è l’adozione di abitudini sostenibili a garantire il successo. Cambia il tuo ambiente per favorire i comportamenti desiderati: ad esempio, prepara i vestiti da palestra la sera prima.

5. Resilienza e adattabilità

Gli imprevisti accadono e i momenti di stallo sono normali. Non lasciare che un piccolo errore diventi un fallimento totale. Impara a ripartire senza giudicarti troppo severamente.

La forza del "perché"

Dietro ogni proposito c’è un desiderio profondo: migliorare la salute, sentirsi più apprezzati, costruire relazioni significative. Identificare il motivo alla base del tuo obiettivo ti darà la spinta per andare avanti, anche nei momenti difficili. Chiediti: “Perché voglio raggiungere questo obiettivo?”

Il 2025 è un'opportunità per riscrivere la tua storia personale, passo dopo passo. Ricorda, il cambiamento non avviene da un giorno all’altro, ma attraverso piccoli miglioramenti costanti. Celebra i tuoi progressi, sii gentile con te stesso e ricorda che ogni giorno è un nuovo inizio.

E tu, quali buoni propositi hai per quest’anno? Scrivili, pianificali e inizia oggi a lavorare per il tuo futuro.

Dr. Pierluigi Ricci - Psicologo/Neuropsicologo

22 dicembre 2024

Affrontare il cambiamento: il coraggio di rischiare per crescere.

Il cambiamento è una costante nella vita. Ogni giorno ci troviamo di fronte a scelte che ci spingono fuori dalla nostra zona di comfort, e ogni volta ci domandiamo: "Sarò capace? È questo il momento giusto?" Il timo di sbagliare, fallire ci paralizza, ma è proprio attraverso questo che possiamo avere l'opportunità di crescere. Senza cambiamento non c'è progresso. Senza rischio non c'è evoluzione. È il coraggio di affrontare l'ignoto che ci permette di trasformare la nostra vita.

Il Coraggio riguarda l'assenza del timore, ma l'agire nonostante esso.

Molti credono che il coraggio significhi non avere paura. In realtà, il coraggio è proprio la capacità di agire nonostante la paura. Ogni volta che ci troviamo di fronte a una scelta che ci spaventa, siamo chiamati a decidere: restare nella zona di comfort, dove tutto è conosciuto, ma statico, o fare un passo fuori da quella zona per esplorare il potenziale di ciò che potrebbe esserci.

Come disse Mandela: "Non è il coraggio che manca, ma è il timore che ci limita." Il vero coraggio non riguarda l’assenza del timore, ma la volontà di agire nonostante di esso. Ogni passo, anche il più piccolo, fatto in direzione di ciò che ci spaventa è un atto di coraggio. Ogni rischio intrapreso è una porta aperta verso una nuova opportunità.

Esempio: immagina di voler cambiare carriera. La paura di fallire in un campo sconosciuto può sembrare insormontabile, ma ogni passo che fai per formarti in quel nuovo settore ti avvicina alla realizzazione di un sogno che non avresti mai potuto esplorare se avessi scelto di rimanere nell'ignoto della sicurezza. Il cambiamento richiede coraggio, ma è solo prendendo quel primo passo che inizi a vedere le porte che si aprono.

Il rischio come strumento di crescita

Il rischio è inevitabile quando ci si apre al cambiamento. La vita stessa è un equilibrio tra stabilità e incertezze, e senza il rischio, non c'è evoluzione. Il vero rischio non è tanto il fallimento, quanto la paura di non provarci affatto. Vivere nella sicurezza assoluta ci può impedire di scoprire chi siamo veramente, di raggiungere i nostri sogni e di creare la vita che desideriamo.

Come affermò Anaïs Nin: “La vita comincia dove inizia la tua zona di comfort.” Ogni volta che esci dal tuo ambiente sicuro, cresci. Il rischio ti spinge a guardare oltre ciò che conosci, a testare i tuoi limiti e a scoprire risorse interiori di cui non sospettavi nemmeno l’esistenza.

Esempio Pratico: Pensa a una persona che decide di avviare una propria attività. Il rischio di non riuscire, di affrontare difficoltà finanziarie, è reale. Ma ogni passo – anche quelli più piccoli – per avviare quel sogno imprenditoriale è un investimento verso il futuro. L’imprenditore che non ha paura di rischiare è colui che riesce a innovare, a superare le difficoltà e a costruire una realtà che non sarebbe mai esistita senza quel coraggio.

Cambiamento: Il motore della vita

Ogni cambiamento è un'opportunità di rinascita, una possibilità di crescita che spesso arriva sotto forma di sfida. All'inizio, ogni cambiamento può sembrare destabilizzante, come una tempesta che scuote le fondamenta della nostra realtà. Ma è solo attraverso la tempesta che si forgiando nuove risorse, nuove abilità e nuove consapevolezze.

"Non possiamo pretendere che le cose cambino se continuiamo a fare le stesse cose." – Albert Einstein

Cambiare significa abbracciare l'incertezza, ma anche permettere a sé stessi di evolversi. Non possiamo aspettarci di vivere una vita ricca di significato senza abbracciare il cambiamento. La bellezza del cambiamento sta nel fatto che ci consente di rimanere sempre in movimento, di non fossilizzarci su una versione statica di noi stessi. Ogni passo verso il cambiamento è un passo verso una versione migliore di noi, più consapevole, più forte, più aperta al mondo.

Esempio Pratico: Pensa a chi decide di intraprendere un viaggio, sia fisico che interiore. Inizialmente, ogni viaggio implica l’ignoto, ma con il passare del tempo, ogni nuova esperienza porta a scoprire talenti e risorse che prima non immaginavamo nemmeno di avere. Il cambiamento ci forma, ci insegna e ci prepara per sfide future.

Conclusione: Rischia, Cambia, Cresci

Il coraggio di cambiare è ciò che trasforma le nostre vite. Ogni volta che affrontiamo un rischio con la mente aperta e il cuore pronto, stiamo aprendo una porta che potrebbe condurci in un posto migliore di quello in cui ci troviamo ora. Non aver paura di rischiare, non aver paura di cambiare. È il coraggio di fare un passo nel buio che porta alla luce delle nuove opportunità.

“Ciò che è più spaventoso è ciò che ci rende liberi.” – Mary Anne Radmacher

Ricorda, il cambiamento è una costante. Il rischio è inevitabile. Ma il coraggio è ciò che fa la differenza. Abbraccia il rischio, accogli il cambiamento e lascia che il coraggio ti guidi verso il futuro che desideri.

Dott. Pierluigi Ricci - Psicologo/Neuropsicologo

10 novembre 2024

La Dissociazione

In psicologia quando si parla di dissociazione o fenomeni dissociativi ci si riferisce ad uno stato di frammentazione della coscienza, delle emozioni, delle percezioni e dell'identità. Tale fenomeno può accadere nella vita di ognuno e può manifestarsi attraverso un episodio dissociativo transitorio ma anche verificarsi in maniera ricorrente fino ad intaccare la qualità della vita, le abilità sociali e le relazioni interpersonali. Questo è il segno che la nostra salute mentale ha bisogno di aiuto. 

La psicologia distingue alcune forme dissociative che si verificano con maggiore probabilità:

- depersonalizzazione: il percepirsi dal di fuori da sé;

- derealizzazione: la percezione che quello che si sta vivendo non è reale;

- scollamento e restringimento cognitivo: la coscienza è bloccata, interrotta. Il soggetto appare come in una sorta di trance; 

- amnesia: percezione di smarrimento riferito ad alcune parti di esperienze vissute;

- fughe dissociative: la percezione di trovarsi in una nuova situazione senza coscienza di quella precedente. 

- distorsione spazio-temporale: la sensazione che il tempo e lo spazio si deformino; 

Le cause dei fenomeni dissociativi sono da ricondursi ad eventi traumatici, come maltrattamenti emotivi e fisici e/o eventi fortemente stressanti, come guerre e catastrofi naturali possono portare allo sviluppo di un disturbo dissociativo. 

Dott. Pierluigi Ricci - Psicologo/Neuropsicologo 

20 settembre 2024

Alzheimer: killer silenzioso del millennio

Oggi sono molte le patologie neurologiche che influenzano lo stile di vita e ciò che fa la differenza rimane la prevenzione. L'Alzheimer rappresenta sicuramente la patologia neurodegenerativa maggiormente diffusa che danneggia il cervello e porta ad un declino progressivo delle funzioni cognitive. Questo declino non è pericoloso solo per le persone anziane in quanto può cominciare in fasi di età più precoci e manifestarsi infine nella terza età. Il primo campanello d'allarme è sicuramente il declino lento ma progressivo della memoria a breve termine ovvero la capacità di ricordare fatti recenti conversando la capacità di rievocare eventi passati. Successivamente vengono colpite altre funzioni cognitive come il linguaggio, il pensiero, la pianificazione, deficit di orientamento nello spazio e nel tempo, deficit di concentrazione, la presa di decisione e la risoluzione di problemi, cambiamenti di umore e personalità e alterazioni comportamentali. 

Principalmente la demenza si divide in tre fasi: fasi primordiali, in cui si verifica una lieve compromissione delle funzioni cognitive; fasi intermedie, in cui vi è il peggioramento dei sintomi iniziali con l'aggiunta di stati confusionali e disequilibrio emotivo e infine, nelle fasi avanzate della patologia si ha la perdita totale o quasi delle funzioni cognitive e del controllo motorio. 

Il cervello è ricco di vasi sanguigni che pompano sangue ad ogni battito cardiaco e generalmente riceve un'enorme quantità di sangue e può arrivare ad utilizzare fino al 50% di energia ed ossigeno quando pensiamo intensamente. Le funzioni cerebrali vengono eseguite da singole cellule nervose chiamate neuroni e nel cervello adulto sono presenti circa 100 miliardi di queste cellule e oltre 100 miliardi di connessioni dei segnali cerebrali. Questi generano ricordi, pensieri ed emozioni. Nell'Alzheimer i neuroni vengono distrutti dalla progressione della patologia che causa la morte dei neuroni e la perdita di tessuto cerebrale. Con la progressione patologica la corteccia cerebrale si restringe mentre i ventricoli si ingrandiscono influenzando tutte le funzioni cognitive. 

La terapia psicologia è fondamentale per rallentare il declino cognitivo e preservare per un tempo più lungo le funzioni cerebrali. Molto utile si è rivelata la Validation Therapy, ossia un approccio relazionale che ha l'obiettivo di ridurre lo stress e sostenere la dignità della persona che si trova a dover affrontare questa patologia. L'idea di base si pone dalla possibilità di mantenere un contatto con la persona con demenza, dando risalto all'empatia. Poi ci sono terapie psicologiche sensoriali e multi sensoriali che consistono in differenti tecniche per stimolare i sensi e ridurre l'agitazione psicomotiria. Utile si è dimostrata anche la Doll Therapy, che consiste nell'utilizzo di bambole che hanno particolari caratteristiche con lo scopo di favorire l'accudimento attivo da parte della persona con demenza. Molti studi hanno evidenziato come tale terapia possa ridurre i sintomi cognitivi, comportamentali ed emotivi favorendo l'aumento del benessere generale.  

Non esistono cure, pertanto sono importanti le terapie psicologiche e la prevenzione per rallentare la progressione della patologia. 

Dott. Pierluigi Ricci - Psicologo/Neuropsicologo 

13 settembre 2024

Sindrome da stress da rientro

A volte il ritorno dalle vacanze può non essere facile. Bisogna riadattarsi alle routine lavorative e ciò può causare intensa preoccupazione che potrebbe sfociare in stati ansiosi e depressivi. Per tale ragioni questa condizione può essere considerata una vera e propria sindrome. 

Quando le vacanze possono fare male: la sindrome del rientro - GVM

Ma come superare lo stress da rientro? 

La sindrome da stress da rientro è caratterizzata da una pervasiva sensazione di malessere che rappresenta una risposta sia fisica sia emotiva dalla transizione da un periodo di relax tipico delle vacanze a una routine lavorativa ben strutturata e più impegnativa. 

Quali sono i sintomi di tale sindrome?

- Stordimento;

- malinconia; 

- insonnia; 

- ansia e depressione; 

- attacchi di panico; 

- irritabilità e sbalzi d'umore; 

- apatia; 

- deficit dell'attenzione. 

Quest'anno circa il 91% degli italiani ha sperimentato tale sindrome al rientro dalle vacanze. Tuttavia, tale condizione è temporanea e dura circa un paio di settimane ma a volte può perdurare ed evidenziare situazioni più profonde e persistenti legate a situazioni personali o a questioni lavorative che causano malessere tramutandosi in stati d'ansia e o depressivi veri e propri. 

Alcuni modi per superare tale condizione possono essere l'organizzazione dello spazio e del tempo, la modificazione dell'alimentazione, la pratica di esercizi di rilassamento e meditazione mindfulness.

Nel caso i sintomi dovessero perdurare per un periodo maggiore di due settimane influenzando significativamente la vita quotidiana è necessario rivolgersi ad uno psicologo per analizzare a fondo la situazione e attuare misure correttive per ristabilire il benessere psico-fisico. 

Dr. Pierluigi Ricci - Psicologo/Neuropsicologo  

 

12 agosto 2024

Il Mal d'estate - Il Summer Blues

Solitamente a livello culturale si collegano al periodo estivo sentimenti di felicità, vacanze leggerezza, divertimento e spensieratezza, una sorta di risveglio dopo i passati mesi di letargo invernale. Tuttavia, non per tutti è così. Molte persone si ritrovano a sperimentare sentimenti di ansia, angoscia appena le giornate si allungano e le routine lavorative si spezzano. A tal proposito il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali DSM, pur non prevedendo una categoria diagnostica specifica per identificare questo tipo di sofferenza, indica comunque una specifica definita "disturbi con andamento stagionale" per ciò che riguarda la sofferenza associata a specifici periodi dell'anno. 

In linea generale i predittori del malessere stagionale estivo sono le zone di abitabilità, l'età ed il genere. Per questo, mentre molti si ritrovano a condividere foto ai Caraibi o alle Maldive a divertirsi spensierati, altri si ritrovano nel buio delle loro stanze a piangere e a stare male, ma non per invidia, ma per disagio e malessere dati dal fatto che lo spazio mentale per essere rilassati e spensierati sia poco o completamente azzerato. Nel periodo estivo i tempi si dilatano, tutto rallenta, la scuola finisce e alcuni lavori si fermano e per questo il fermo dalla frenetica routine di tutto l'anno può portare a sentirsi bloccati, persi. 

Ci si ritrova quindi con sé stessi, con i propri pensieri e sentimenti, talvolta sopiti e nascosti sotto attività quotidiane che affiorano chiedendo di essere visti, sentiti ed ascoltati. Ma nel momento in cui non si riesce a vivere come gli altri, gioiosi e spensierati, si inizia anche a sentirsi sbagliati e diversi e ciò porta ad un circolo vizioso di isolamento che peggiora con un senso di inadeguatezza, solitudine e vuoto. 

Ciò si verifica dal momento che, avere un'attività quotidiana routinaria, alla quale ci si dedica con mente e corpo, permette si percepire sé stessi con uno scopo, un sogno da inseguire, un qualcosa da realizzare con le proprie abilità. Nel momento in cui questo viene meno, si possono sperimentare sentimenti di apatia, ansia, depressione, tono dell'umore basso, difficoltà a mangiare o a dormire rendendo le menti inquiete e tormentate. 

Secondo alcuni studio, questo stato potrebbe essere provocato dall'aumento della luce solare che, nonostante faccia stare molto bene alcuni, provoca sofferenza in altri a causa dell'aumento di cortisolo, ormone legato allo stress che produce uno squilibrio nei livelli di serotonina, ormone legato al buon umore. A peggiorare ciò sicuramente è il periodo in cui viviamo. Le conseguenze della pandemia da Covid-19 hanno influito negativamente soprattutto nei giovani che si trovano bloccati nelle loro camerette nel desiderio di fare esperienza del mondo ma avendo timore e sperimentando disagio per i rapporti sociali che hanno subito cambiamenti drastici che non hanno permesso di coltivare competenze sociali e relazionali necessarie al benessere psichico. 

Per quanto si voglia far finta di niente illudendosi che questa sia una soluzione, il nascondere il disagio e la sofferenza non fa altro che aumentarla e far sentire ancora peggio. Come tutti i sentimenti, anche questi, seppur spiacevoli, devono essere ascoltati, compresi ed accettati. Questa è la prima strada per ritrovare la serenità. 

Dr. Pierluigi Ricci - Psicologo e Neuropsicologo 

08 luglio 2024

Regolazione Emotiva con la Mindfulness

 "Non puoi fermare le onde, ma puoi imparare a padroneggiare il surf" J. Kabat-Zinn.

Diversi studi dimostrano come la Mindfulness sia uno strumento essenziale per imparare a gestire le proprie emozioni facilitando l'adattamento verso l'ambiente psico-emozionale. Le strategie basate sulla Mindfulness concorrono, insieme ad altre, ad alleviare diverse problematiche di tipo psichico come l'ansia, la depressione, i disturbi dell'alimentazione, i disturbi psicosomatici, i disturbi borderline di personalità e le emozioni. Inoltre, ci sono diverse evidenze riguardo all'aumento della comprensione e gestione emotiva, una riduzione dello stress e un aumento dell'attenzione e della concentrazione. 

Secondo Jon Kabat-Zinn la Mindfulness consiste nella consapevolezza che emerge dal momento presente attraverso l'attenzione focalizzata sullo svolgimento dell'esperienza in maniera intenzionale. Ciò implica che, il soggetto assuma un setting mentale ed una modalità di elaborazione delle informazioni differente rispetto a quella abitudinaria. Questo setting mentale implica la sospensione dei giudizi riguardo all'esperienza vissuta facendo leva sulla curiosità, sull'apertura e sull'accettazione incondizionata. 

La Mindfulness consiste nell'osservazione consapevole dei nostri pensieri e di come essi siano semplicemente eventi mentali accogliendoli indipendentemente dal loro contenuto e dalla loro carica emozionale senza cedere alla tentazione di cambiarli, risolverli, osservando senza giudizio gli eventi che affiorano alla nostra coscienza. Non bisogna cedere alla tentazione di fornire spiegazioni, fare ragionamenti e sfuggire alla sofferenza che gli eventi possono portare, ma anzi, riconoscerla, accettarla, esprimerla ed esplorarla. Con la Mindfulness non si contrastano, modificano o evitano le emozioni negative o i pensieri di sofferenza, ma si agisce per modificare il rapporto con essi, imparando a cavalcare l'onda. Quindi, ci si allena a sostituire i comportamenti reattivi inconsapevoli con altri consapevoli e funzionali. 

L'elemento fondamentale di questa pratica è l'attenzione consapevole e non giudicante al momento presente e ciò vuol dire un''attenzione limpida, fluida priva di giudizi a ciò che è e al momento in cui è, ic et nunc. L'obiettivo è la cessazione dei cicli auto-perpetuantisi di emozioni e pensieri automatici che ci incatenano al passato o al futuro. 

I vantaggi della Mindfulness ci consentono di ancorarci al momento presente facendo esperienza di ogni istante nella sua profondità ed ampiezza aprendoci alla nostra esperienza e al funzionamento della nostra mente, incrementando la conoscenza interiore. 

Le Neuroscienze hanno messo in evidenza che la Mindfulness massimizza i processi di controllo delle aree cerebrali prefrontali, facilitando la diminuzione delle attività nelle aree cerebrali deputate all'elaborazione delle emozioni. Attraverso la Mindfulness si lavora sull'aumento della consapevolezza metacognitiva che riguarda la misura in cui i pensieri sono soltanto pensieri e non rispecchiano il profondo sé o la verità assoluta degli eventi vissuti. Ciò porta ad un cambiamento della relazione che c'è con pensieri ed emozioni negative. Inoltre, con una pratica costante è possibile osservare, riconoscere e dare un nome alle proprie sensazioni ed emozioni, istante per istante, stando a contatto con esse senza evitarle. In questo modo gli individui imparano a vivere le emozioni profondamente e riccamente senza la necessità di agire su di esse e questo determina lo sviluppo di strategie di regolazione emotiva più funzionali ed efficaci. 

Con la Mindfulness è possibile stabilire un contatto profondo con se stessi e con il proprio ambiente psichico attraverso un atteggiamento accogliente e non giudicante senza farsi travolgere dalla reattività dei sentimenti e delle emozioni, senza evitare, sminuire o giudicare evitando così lo stabilirsi di circoli viziosi patologici.

Dr. Pierluigi Ricci - Psicologo e Neuropsicologo 

 

06 maggio 2024

Freud: nascita del padre della psicanalisi

Sigmund Freud fu un neurologo, psicanalista e filosofo padre della psicanalisi che sosteneva che la mente umana fosse composta da 3 istanze principali: Io, Es e Super-Io. 

L'Io è l'istanza più razionale della nostra mente che regola e gestisce gli istinti e gli affetti e quindi media le pulsioni dell'Es. 

L'Es è la parte più istintiva e primitiva della mente ed è regolata dal principio del piacere, agendo quindi in funzione della gratificazione e dell'evitamento del dolore.

Infine, il Super-Io riguarda la nostra morale, giusto e sbagliato, il buono e il cattivo. Tale parte mitiga l'Es e ci porta ad aderire agli standard morali più elevati della vita. 

L'obiettivo di Freud era quello di analizzare la mente seguendo il metodo scientifico per dare una risposta ai dilemmi e ai misteri della mente umana. Egli sviluppa così un metodo di analisi attraverso il dialogo con il paziente e l'osservazione dello stesso. Iniziò ad analizzare i processi psichici più profondi ed inaccessibili alla coscienza, ovvero i processi inconsci. Grazie all'indagine sulle cause dell'isteria nelle donne arrivò alla concettualizzazione dell'attuale psicanalisi. Da tali studi postulò che, alla base dei sintomi tipici delle nevrosi c'era un conflitto e non una problematica di tipo organico che operava al di là della coscienza del soggetto e che era guidata da forze inconsce. Da questa scoperta nacque dunque la psicanalisi che significa letteralmente, analisi dell'inconscio. 

Freud è riuscito nell'arduo compito di esplorare l'abisso della mente inconscia portandone alla luce anche gli angoli più oscuri mettendo in crisi le certezze occidentali riguardo la mente ideate fino a quel momento. 

Dr. Pierluigi Ricci - Psicologo e Neuropsicologo Clinico

21 aprile 2024

Autismo: livelli di funzionamento

I Disturbi dello Spettro Autistico rappresentano una condizione multisfaccettata e questo implica che ci siano diversi livelli di autismo caratterizzati da bisogni ed esigenze differenti.

Quando si parla di autismo si fa riferimento ad un disturbo pervasivo del neurosviluppo i quali sintomi si manifestano già dai primissimi mesi di vita. Gli interventi per ridurre i sintomi dell'autismo sono fondamentali affinché gli autistici possano vivere come parte della società.

Non esiste una sola forma di autismo che sia uguale per tutti. Infatti, si parla di spettro che indica proprio la vasta gamma di costellazioni diverse che possono caratterizzare le persone autistiche. A seconda della gravità o del livello di autismo, la persona, può avere bisogno o meno di assistenza e terapia. 

Le caratteristiche delle persone autistiche sono: 

- Deficit nella comunicazione e nella reciprocità sociale; 

- Comportamenti ristretti e ripetitivi.

La cosa importante nell'autismo è la diagnosi precoce per permettere agli specialisti (Psicologi e Neuropsicologi esperti di Autismo) di individuare la giusta terapia da erogare valutando la modalità migliore per aiutare i pazienti e le loro famiglie. 

Attualmente esiste una classificazione messa a punto dal Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali che individua 3 diversi livelli di autismo basati su tre assunti fondamentali: bisogno di supporto, grado di difficoltà comunicativa e presenza di comportamenti ripetitivi. 

Autismo di Livello 1: tipologia di disturbo lieve che richiede supporto nello scambio sociale e nella flessibilità comportamentale.

Autismo di Livello 2: tipologia di disturbo moderato che richiede supporto sostanziale a diversi livelli di funzionamento della persona.

Autismo di Livello 3: questa è la tipologia di disturbo più grave che determina la necessità, per la persona autistica e per la sua famiglia, di un supporto quotidiano molto sostanziale, quasi totale, in più aree di funzionamento. 

Di fondamentale importanza è capire che l'autismo è una condizione permanente, ovvero non esiste una cura o un trattamento in grado di eliminarne i sintomi e le difficoltà. Tuttavia, si possono trarre molteplici benefici nell'adozione di interventi e strategie che riducono le difficoltà e massimizzano i punti di forza dei bambini/ragazzi autistici. Ovvio che la probabilità di successo degli interventi è tanto maggiore quanto maggiore è il livello di autismo in cui ci si trova. Inoltre, la tempestività dell'intervento quanto più è precoce tanto più sarà efficace e maggiori saranno i miglioramenti. 

Dr. Pierluigi Ricci - Psicologo e Neuropsicologo Clinico - Esperto di Autismo   

16 marzo 2024

Creatività e Neuroscienze

Cos'è la creatività? 

Con tale termine si fa riferimento ad un processo psichico dal quale scaturisce qualcosa di nuovo. La creatività può essere riferita a qualsiasi ambito come ad esempio, la pittura, la scrittura o la musica. 


Nel corso della storia ci sono stati molteplici studi sulla creatività ma solo di recente si è giunti ad evidenze condivise dagli scienziati. Infatti, l'idea principale e maggiormente condivisa riguarda gli elementi cardine di questa abilità. Per essere creativi è necessario che siano presenti due componenti centrali che caratterizzano il processo mentale creativo. Il primo riguarda la creazione di un'idea nuova ed originale. Il secondo riguarda la valutazione positiva dell'idea nel momento in cui questa viene confrontata con quelle già esistenti. 

Attraverso rilevazioni effettuate con Risonanza Magnetica funzionale si è visto che questi due processi psichici di creazione/immaginazione e valutazione, attivazione differenti aree cerebrali come l'ippocampo, il DMN (Default Mode Network) e la corteccia frontale rispettivamente nel primo e nel secondo processo. 

La creatività non dipende quindi da una sola area cerebrale ma dal lavoro congiunto di differenti reti cerebrali. Il cervello è composto da due emisferi che comunicano tra loro in ogni processo psichico. Durante il processo creativo sembra venire meno il potenziale inibitorio dell'emisfero sinistro che è legato ad un pensiero più rigido, matematico ed analitico. Questo fa si che la connessione tra la corteccia prefrontale destra e quella sinistra sia cruciale nella produzione di un qualcosa di nuovo, di originale e quindi di creativo. 

Nel processo creativo i lobi frontali sono i responsabili della ricerca e del rilevamento delle novità, fondamentali quindi per la creatività. Alcuni studi hanno evidenziato che l'intuizione creativa è l'apoteosi di molteplici stati cerebrali che scaturiscono da differenti aree del cervello. In particolare, le Neuroscienze hanno individuato 3 network cerebrali implicate nel processo creativo. 

- Il Default Mode Network: è il circuito cerebrale legato alla riflessione. 

- L'Executive Control Network: circuito che si attiva quando bisogna concentrarsi su uno specifico compito.

- Il Salience Network: circuito cerebrale responsabile del passaggio di informazioni tra i network precedenti.

Ci sono diversi modi per coltivare la abilità creativa come la gradevolezza dell'ambiente e delle persone che ci circondano, le esperienze stimolanti o il vedere le cose da una prospettiva diversa. 

Un modo per favorire il processo creativo è il lasciar vagare la mente. Lo Psicologo Schooler sostiene che nei momenti di distrazione, quando le persone lasciano vagare la mente, è proprio lì che si favoriscono nuove idee e l'unione di idee precedenti ed idee nuove mostrando connessioni tra che prima erano sembrate inopportune o irrilevanti. 

A tal proposito, è stato proprio Freud a suggerire che la maggior parte della nostra vita psichica è inconscia. Infatti, la teoria di Schooler mostra proprio che i processi mentali inconsci sono fondamentali per fare in modo che nascano nuove idee e incoraggiare e sostenere il processo creativo. 

Dr. Pierluigi Ricci - Psicologo 


22 febbraio 2024

Il "Seminatore": la costruzione interiore

La mia passione per l'arte mi spinge spesso ad analizzare dal punto di vista psicologico le opere che mi colpiscono di più e che secondo me sono cariche simbolicamente. Una di queste opere è sicuramente "Il Seminatore" di Van Gogh. Il pittore era solito ritrarre le persone che incontrava e che lo colpivano maggiormente e che secondo lui erano definibili come "tipi caratteristici", i quali simboleggiavano la parte più umana e, se vogliamo, anche più pura dell'esistenza. Qui, specificamente, "Il Seminatore" assume un valore simbolico che allude alla nascita, alla costruzione consapevole, alla creazione e all'aspettativa di qualcosa che avverrà.

Ma che significato ha psicologicamente? 

L'atto di seminare simboleggia le aspettative che conducono alla costruzione dell'interiorità, qualcosa che funge da anticipatore dei tempi. Le idee e le immagini mentali producono stati psichici ed atteggiamenti a loro strettamente collegate. Per esempio, quando l'atto di immaginativo di per sé crea aspettativa che qualcosa avverrà e per questo ci si attiva e si protende verso la realizzazione dell'immaginato. La metafora del "seminatore" implica che questo ciò non possa risultare un mero gesto senza significato; infatti, seminiamo per raccogliere per creare ciò che abbiamo desiderato, per sentire il sapore della fatica e della soddisfazione di aver dato vita a qualcosa. Seminiamo consapevoli che qualcosa potrebbe andare non come avevamo previsto, dato che, metaforicamente parlando, in inverno cade la neve e questa può anche preservare il terreno da diverse minacce o dalle basse temperature, ma non troppo a lungo. Proprio a questo punto bisogna fare i conti con la rabbia, la sofferenza generate dalle aspettative disattese. Qui, il germoglio deve ritrovare la luce e ritornare a crescere, non per evitare la sofferenza dell'aspettativa infranta ma perché la crescita è uno step importante della vita. 

La nostra società ha drasticamente accorciato tutti i tempi se non addirittura annullato il tempo delle attese e delle aspettative. Si è ormai perso il profumo e la bellezza della "semina". Vale ormai il principio del tutto e subito. L'importante che si ottenga il risultato perché non c'è il tempo di fronteggiare la sconfitta, la sofferenza e l'amarezza di un'aspettativa infranta. Per questo motivo l'atto del "seminatore" è un fatto tremendamente attuale in questa società post-moderna per il significato profondo che porta con sé. Può aiutarci a comprendere l'importanza di mettere in campo le nostre skills in modo fruttuoso per assaporare il gusto dell'attesa dei risultati. 

Il "seminatore" simboleggia quindi la costruzione interiore in quanto non ci rende passivi e rassegnati nell'attesa della creazione, ma ci pone in un atteggiamento propositivo, fruttuoso e costruttivo. 

Dr. Pierluigi Ricci - Psicologo

Love Bombing

Hai mai conosciuto qualcuno che all'inizio sembrava perfetto, che ti inondava di attenzioni, regali e complimenti? Potrebbe essere stato...