Questa poesia tocca diversi temi centrali in psicologia, esplorando il paesaggio interiore dell'individuo di fronte al desiderio, alla perdita, all'oblio, al tentativo di superarli attraverso la rivalsa psicologica.
Là dove l'eco smarrito si annida,
in un altrove di nebbia e di oblio,
un desiderio antico, ferita umida,
palpita ancora, prigioniero al suo soglio.
Un tempo le mani tendevano al vento,
a ghermire chimere di un cielo lontano,
un profumo di terre promesse, un lamento
di ciò che non fu, di amore invano.
La perdita, un'ombra lunga sul cuore,
ha inciso sentieri di gelida pena,
un vuoto che morde, un lancinante dolore,
la nostalgia di una gioia mai piena.
Ma dalle ceneri di sogni infranti,
un fuoco tenace comincia a divampare,
una volontà nuova, di nervi vibranti,
che la sconfitta non potrà più afferrare.
Negli occhi spenti una scintilla si accende,
un fremito di forza che rompe le catene,
il desiderio si fa fiamma ardente,
e la perdita, un ricordo straniero.
Perché nel solco lasciato dal pianto,
rinasce la sete di un futuro vivo,
e il cuore, ferito ma non domato,
si alza, potente, verso il suo obiettivo.
L'altrove non è più un miraggio lontano,
ma la terra promessa da conquistare,
e la rivalsa, un sole che sorge piano,
illuminando le cicatrici da amare.
L'obiettivo di questa poesia è quello di descrivere un processo psicologico di elaborazione del desiderio e della perdita, che culmina in una resiliente rivalsa interiore. Non si tratta di una vendetta esterna, ma di una riconquista della propria forza, di una trasformazione del desiderio in motivazione e di un'accettazione del passato come parte del proprio percorso verso un futuro significativo.
Dott. Pierluigi Ricci - Psicologo
