22 dicembre 2024

Affrontare il cambiamento: il coraggio di rischiare per crescere.

Il cambiamento è una costante nella vita. Ogni giorno ci troviamo di fronte a scelte che ci spingono fuori dalla nostra zona di comfort, e ogni volta ci domandiamo: "Sarò capace? È questo il momento giusto?" Il timo di sbagliare, fallire ci paralizza, ma è proprio attraverso questo che possiamo avere l'opportunità di crescere. Senza cambiamento non c'è progresso. Senza rischio non c'è evoluzione. È il coraggio di affrontare l'ignoto che ci permette di trasformare la nostra vita.

Il Coraggio riguarda l'assenza del timore, ma l'agire nonostante esso.

Molti credono che il coraggio significhi non avere paura. In realtà, il coraggio è proprio la capacità di agire nonostante la paura. Ogni volta che ci troviamo di fronte a una scelta che ci spaventa, siamo chiamati a decidere: restare nella zona di comfort, dove tutto è conosciuto, ma statico, o fare un passo fuori da quella zona per esplorare il potenziale di ciò che potrebbe esserci.

Come disse Mandela: "Non è il coraggio che manca, ma è il timore che ci limita." Il vero coraggio non riguarda l’assenza del timore, ma la volontà di agire nonostante di esso. Ogni passo, anche il più piccolo, fatto in direzione di ciò che ci spaventa è un atto di coraggio. Ogni rischio intrapreso è una porta aperta verso una nuova opportunità.

Esempio: immagina di voler cambiare carriera. La paura di fallire in un campo sconosciuto può sembrare insormontabile, ma ogni passo che fai per formarti in quel nuovo settore ti avvicina alla realizzazione di un sogno che non avresti mai potuto esplorare se avessi scelto di rimanere nell'ignoto della sicurezza. Il cambiamento richiede coraggio, ma è solo prendendo quel primo passo che inizi a vedere le porte che si aprono.

Il rischio come strumento di crescita

Il rischio è inevitabile quando ci si apre al cambiamento. La vita stessa è un equilibrio tra stabilità e incertezze, e senza il rischio, non c'è evoluzione. Il vero rischio non è tanto il fallimento, quanto la paura di non provarci affatto. Vivere nella sicurezza assoluta ci può impedire di scoprire chi siamo veramente, di raggiungere i nostri sogni e di creare la vita che desideriamo.

Come affermò Anaïs Nin: “La vita comincia dove inizia la tua zona di comfort.” Ogni volta che esci dal tuo ambiente sicuro, cresci. Il rischio ti spinge a guardare oltre ciò che conosci, a testare i tuoi limiti e a scoprire risorse interiori di cui non sospettavi nemmeno l’esistenza.

Esempio Pratico: Pensa a una persona che decide di avviare una propria attività. Il rischio di non riuscire, di affrontare difficoltà finanziarie, è reale. Ma ogni passo – anche quelli più piccoli – per avviare quel sogno imprenditoriale è un investimento verso il futuro. L’imprenditore che non ha paura di rischiare è colui che riesce a innovare, a superare le difficoltà e a costruire una realtà che non sarebbe mai esistita senza quel coraggio.

Cambiamento: Il motore della vita

Ogni cambiamento è un'opportunità di rinascita, una possibilità di crescita che spesso arriva sotto forma di sfida. All'inizio, ogni cambiamento può sembrare destabilizzante, come una tempesta che scuote le fondamenta della nostra realtà. Ma è solo attraverso la tempesta che si forgiando nuove risorse, nuove abilità e nuove consapevolezze.

"Non possiamo pretendere che le cose cambino se continuiamo a fare le stesse cose." – Albert Einstein

Cambiare significa abbracciare l'incertezza, ma anche permettere a sé stessi di evolversi. Non possiamo aspettarci di vivere una vita ricca di significato senza abbracciare il cambiamento. La bellezza del cambiamento sta nel fatto che ci consente di rimanere sempre in movimento, di non fossilizzarci su una versione statica di noi stessi. Ogni passo verso il cambiamento è un passo verso una versione migliore di noi, più consapevole, più forte, più aperta al mondo.

Esempio Pratico: Pensa a chi decide di intraprendere un viaggio, sia fisico che interiore. Inizialmente, ogni viaggio implica l’ignoto, ma con il passare del tempo, ogni nuova esperienza porta a scoprire talenti e risorse che prima non immaginavamo nemmeno di avere. Il cambiamento ci forma, ci insegna e ci prepara per sfide future.

Conclusione: Rischia, Cambia, Cresci

Il coraggio di cambiare è ciò che trasforma le nostre vite. Ogni volta che affrontiamo un rischio con la mente aperta e il cuore pronto, stiamo aprendo una porta che potrebbe condurci in un posto migliore di quello in cui ci troviamo ora. Non aver paura di rischiare, non aver paura di cambiare. È il coraggio di fare un passo nel buio che porta alla luce delle nuove opportunità.

“Ciò che è più spaventoso è ciò che ci rende liberi.” – Mary Anne Radmacher

Ricorda, il cambiamento è una costante. Il rischio è inevitabile. Ma il coraggio è ciò che fa la differenza. Abbraccia il rischio, accogli il cambiamento e lascia che il coraggio ti guidi verso il futuro che desideri.

Dott. Pierluigi Ricci - Psicologo/Neuropsicologo

10 novembre 2024

La Dissociazione

In psicologia quando si parla di dissociazione o fenomeni dissociativi ci si riferisce ad uno stato di frammentazione della coscienza, delle emozioni, delle percezioni e dell'identità. Tale fenomeno può accadere nella vita di ognuno e può manifestarsi attraverso un episodio dissociativo transitorio ma anche verificarsi in maniera ricorrente fino ad intaccare la qualità della vita, le abilità sociali e le relazioni interpersonali. Questo è il segno che la nostra salute mentale ha bisogno di aiuto. 

La psicologia distingue alcune forme dissociative che si verificano con maggiore probabilità:

- depersonalizzazione: il percepirsi dal di fuori da sé;

- derealizzazione: la percezione che quello che si sta vivendo non è reale;

- scollamento e restringimento cognitivo: la coscienza è bloccata, interrotta. Il soggetto appare come in una sorta di trance; 

- amnesia: percezione di smarrimento riferito ad alcune parti di esperienze vissute;

- fughe dissociative: la percezione di trovarsi in una nuova situazione senza coscienza di quella precedente. 

- distorsione spazio-temporale: la sensazione che il tempo e lo spazio si deformino; 

Le cause dei fenomeni dissociativi sono da ricondursi ad eventi traumatici, come maltrattamenti emotivi e fisici e/o eventi fortemente stressanti, come guerre e catastrofi naturali possono portare allo sviluppo di un disturbo dissociativo. 

Dott. Pierluigi Ricci - Psicologo/Neuropsicologo 

20 settembre 2024

Alzheimer: killer silenzioso del millennio

Oggi sono molte le patologie neurologiche che influenzano lo stile di vita e ciò che fa la differenza rimane la prevenzione. L'Alzheimer rappresenta sicuramente la patologia neurodegenerativa maggiormente diffusa che danneggia il cervello e porta ad un declino progressivo delle funzioni cognitive. Questo declino non è pericoloso solo per le persone anziane in quanto può cominciare in fasi di età più precoci e manifestarsi infine nella terza età. Il primo campanello d'allarme è sicuramente il declino lento ma progressivo della memoria a breve termine ovvero la capacità di ricordare fatti recenti conversando la capacità di rievocare eventi passati. Successivamente vengono colpite altre funzioni cognitive come il linguaggio, il pensiero, la pianificazione, deficit di orientamento nello spazio e nel tempo, deficit di concentrazione, la presa di decisione e la risoluzione di problemi, cambiamenti di umore e personalità e alterazioni comportamentali. 

Principalmente la demenza si divide in tre fasi: fasi primordiali, in cui si verifica una lieve compromissione delle funzioni cognitive; fasi intermedie, in cui vi è il peggioramento dei sintomi iniziali con l'aggiunta di stati confusionali e disequilibrio emotivo e infine, nelle fasi avanzate della patologia si ha la perdita totale o quasi delle funzioni cognitive e del controllo motorio. 

Il cervello è ricco di vasi sanguigni che pompano sangue ad ogni battito cardiaco e generalmente riceve un'enorme quantità di sangue e può arrivare ad utilizzare fino al 50% di energia ed ossigeno quando pensiamo intensamente. Le funzioni cerebrali vengono eseguite da singole cellule nervose chiamate neuroni e nel cervello adulto sono presenti circa 100 miliardi di queste cellule e oltre 100 miliardi di connessioni dei segnali cerebrali. Questi generano ricordi, pensieri ed emozioni. Nell'Alzheimer i neuroni vengono distrutti dalla progressione della patologia che causa la morte dei neuroni e la perdita di tessuto cerebrale. Con la progressione patologica la corteccia cerebrale si restringe mentre i ventricoli si ingrandiscono influenzando tutte le funzioni cognitive. 

La terapia psicologia è fondamentale per rallentare il declino cognitivo e preservare per un tempo più lungo le funzioni cerebrali. Molto utile si è rivelata la Validation Therapy, ossia un approccio relazionale che ha l'obiettivo di ridurre lo stress e sostenere la dignità della persona che si trova a dover affrontare questa patologia. L'idea di base si pone dalla possibilità di mantenere un contatto con la persona con demenza, dando risalto all'empatia. Poi ci sono terapie psicologiche sensoriali e multi sensoriali che consistono in differenti tecniche per stimolare i sensi e ridurre l'agitazione psicomotiria. Utile si è dimostrata anche la Doll Therapy, che consiste nell'utilizzo di bambole che hanno particolari caratteristiche con lo scopo di favorire l'accudimento attivo da parte della persona con demenza. Molti studi hanno evidenziato come tale terapia possa ridurre i sintomi cognitivi, comportamentali ed emotivi favorendo l'aumento del benessere generale.  

Non esistono cure, pertanto sono importanti le terapie psicologiche e la prevenzione per rallentare la progressione della patologia. 

Dott. Pierluigi Ricci - Psicologo/Neuropsicologo 

13 settembre 2024

Sindrome da stress da rientro

A volte il ritorno dalle vacanze può non essere facile. Bisogna riadattarsi alle routine lavorative e ciò può causare intensa preoccupazione che potrebbe sfociare in stati ansiosi e depressivi. Per tale ragioni questa condizione può essere considerata una vera e propria sindrome. 

Quando le vacanze possono fare male: la sindrome del rientro - GVM

Ma come superare lo stress da rientro? 

La sindrome da stress da rientro è caratterizzata da una pervasiva sensazione di malessere che rappresenta una risposta sia fisica sia emotiva dalla transizione da un periodo di relax tipico delle vacanze a una routine lavorativa ben strutturata e più impegnativa. 

Quali sono i sintomi di tale sindrome?

- Stordimento;

- malinconia; 

- insonnia; 

- ansia e depressione; 

- attacchi di panico; 

- irritabilità e sbalzi d'umore; 

- apatia; 

- deficit dell'attenzione. 

Quest'anno circa il 91% degli italiani ha sperimentato tale sindrome al rientro dalle vacanze. Tuttavia, tale condizione è temporanea e dura circa un paio di settimane ma a volte può perdurare ed evidenziare situazioni più profonde e persistenti legate a situazioni personali o a questioni lavorative che causano malessere tramutandosi in stati d'ansia e o depressivi veri e propri. 

Alcuni modi per superare tale condizione possono essere l'organizzazione dello spazio e del tempo, la modificazione dell'alimentazione, la pratica di esercizi di rilassamento e meditazione mindfulness.

Nel caso i sintomi dovessero perdurare per un periodo maggiore di due settimane influenzando significativamente la vita quotidiana è necessario rivolgersi ad uno psicologo per analizzare a fondo la situazione e attuare misure correttive per ristabilire il benessere psico-fisico. 

Dr. Pierluigi Ricci - Psicologo/Neuropsicologo  

 

12 agosto 2024

Il Mal d'estate - Il Summer Blues

Solitamente a livello culturale si collegano al periodo estivo sentimenti di felicità, vacanze leggerezza, divertimento e spensieratezza, una sorta di risveglio dopo i passati mesi di letargo invernale. Tuttavia, non per tutti è così. Molte persone si ritrovano a sperimentare sentimenti di ansia, angoscia appena le giornate si allungano e le routine lavorative si spezzano. A tal proposito il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali DSM, pur non prevedendo una categoria diagnostica specifica per identificare questo tipo di sofferenza, indica comunque una specifica definita "disturbi con andamento stagionale" per ciò che riguarda la sofferenza associata a specifici periodi dell'anno. 

In linea generale i predittori del malessere stagionale estivo sono le zone di abitabilità, l'età ed il genere. Per questo, mentre molti si ritrovano a condividere foto ai Caraibi o alle Maldive a divertirsi spensierati, altri si ritrovano nel buio delle loro stanze a piangere e a stare male, ma non per invidia, ma per disagio e malessere dati dal fatto che lo spazio mentale per essere rilassati e spensierati sia poco o completamente azzerato. Nel periodo estivo i tempi si dilatano, tutto rallenta, la scuola finisce e alcuni lavori si fermano e per questo il fermo dalla frenetica routine di tutto l'anno può portare a sentirsi bloccati, persi. 

Ci si ritrova quindi con sé stessi, con i propri pensieri e sentimenti, talvolta sopiti e nascosti sotto attività quotidiane che affiorano chiedendo di essere visti, sentiti ed ascoltati. Ma nel momento in cui non si riesce a vivere come gli altri, gioiosi e spensierati, si inizia anche a sentirsi sbagliati e diversi e ciò porta ad un circolo vizioso di isolamento che peggiora con un senso di inadeguatezza, solitudine e vuoto. 

Ciò si verifica dal momento che, avere un'attività quotidiana routinaria, alla quale ci si dedica con mente e corpo, permette si percepire sé stessi con uno scopo, un sogno da inseguire, un qualcosa da realizzare con le proprie abilità. Nel momento in cui questo viene meno, si possono sperimentare sentimenti di apatia, ansia, depressione, tono dell'umore basso, difficoltà a mangiare o a dormire rendendo le menti inquiete e tormentate. 

Secondo alcuni studio, questo stato potrebbe essere provocato dall'aumento della luce solare che, nonostante faccia stare molto bene alcuni, provoca sofferenza in altri a causa dell'aumento di cortisolo, ormone legato allo stress che produce uno squilibrio nei livelli di serotonina, ormone legato al buon umore. A peggiorare ciò sicuramente è il periodo in cui viviamo. Le conseguenze della pandemia da Covid-19 hanno influito negativamente soprattutto nei giovani che si trovano bloccati nelle loro camerette nel desiderio di fare esperienza del mondo ma avendo timore e sperimentando disagio per i rapporti sociali che hanno subito cambiamenti drastici che non hanno permesso di coltivare competenze sociali e relazionali necessarie al benessere psichico. 

Per quanto si voglia far finta di niente illudendosi che questa sia una soluzione, il nascondere il disagio e la sofferenza non fa altro che aumentarla e far sentire ancora peggio. Come tutti i sentimenti, anche questi, seppur spiacevoli, devono essere ascoltati, compresi ed accettati. Questa è la prima strada per ritrovare la serenità. 

Dr. Pierluigi Ricci - Psicologo e Neuropsicologo 

08 luglio 2024

Regolazione Emotiva con la Mindfulness

 "Non puoi fermare le onde, ma puoi imparare a padroneggiare il surf" J. Kabat-Zinn.

Diversi studi dimostrano come la Mindfulness sia uno strumento essenziale per imparare a gestire le proprie emozioni facilitando l'adattamento verso l'ambiente psico-emozionale. Le strategie basate sulla Mindfulness concorrono, insieme ad altre, ad alleviare diverse problematiche di tipo psichico come l'ansia, la depressione, i disturbi dell'alimentazione, i disturbi psicosomatici, i disturbi borderline di personalità e le emozioni. Inoltre, ci sono diverse evidenze riguardo all'aumento della comprensione e gestione emotiva, una riduzione dello stress e un aumento dell'attenzione e della concentrazione. 

Secondo Jon Kabat-Zinn la Mindfulness consiste nella consapevolezza che emerge dal momento presente attraverso l'attenzione focalizzata sullo svolgimento dell'esperienza in maniera intenzionale. Ciò implica che, il soggetto assuma un setting mentale ed una modalità di elaborazione delle informazioni differente rispetto a quella abitudinaria. Questo setting mentale implica la sospensione dei giudizi riguardo all'esperienza vissuta facendo leva sulla curiosità, sull'apertura e sull'accettazione incondizionata. 

La Mindfulness consiste nell'osservazione consapevole dei nostri pensieri e di come essi siano semplicemente eventi mentali accogliendoli indipendentemente dal loro contenuto e dalla loro carica emozionale senza cedere alla tentazione di cambiarli, risolverli, osservando senza giudizio gli eventi che affiorano alla nostra coscienza. Non bisogna cedere alla tentazione di fornire spiegazioni, fare ragionamenti e sfuggire alla sofferenza che gli eventi possono portare, ma anzi, riconoscerla, accettarla, esprimerla ed esplorarla. Con la Mindfulness non si contrastano, modificano o evitano le emozioni negative o i pensieri di sofferenza, ma si agisce per modificare il rapporto con essi, imparando a cavalcare l'onda. Quindi, ci si allena a sostituire i comportamenti reattivi inconsapevoli con altri consapevoli e funzionali. 

L'elemento fondamentale di questa pratica è l'attenzione consapevole e non giudicante al momento presente e ciò vuol dire un''attenzione limpida, fluida priva di giudizi a ciò che è e al momento in cui è, ic et nunc. L'obiettivo è la cessazione dei cicli auto-perpetuantisi di emozioni e pensieri automatici che ci incatenano al passato o al futuro. 

I vantaggi della Mindfulness ci consentono di ancorarci al momento presente facendo esperienza di ogni istante nella sua profondità ed ampiezza aprendoci alla nostra esperienza e al funzionamento della nostra mente, incrementando la conoscenza interiore. 

Le Neuroscienze hanno messo in evidenza che la Mindfulness massimizza i processi di controllo delle aree cerebrali prefrontali, facilitando la diminuzione delle attività nelle aree cerebrali deputate all'elaborazione delle emozioni. Attraverso la Mindfulness si lavora sull'aumento della consapevolezza metacognitiva che riguarda la misura in cui i pensieri sono soltanto pensieri e non rispecchiano il profondo sé o la verità assoluta degli eventi vissuti. Ciò porta ad un cambiamento della relazione che c'è con pensieri ed emozioni negative. Inoltre, con una pratica costante è possibile osservare, riconoscere e dare un nome alle proprie sensazioni ed emozioni, istante per istante, stando a contatto con esse senza evitarle. In questo modo gli individui imparano a vivere le emozioni profondamente e riccamente senza la necessità di agire su di esse e questo determina lo sviluppo di strategie di regolazione emotiva più funzionali ed efficaci. 

Con la Mindfulness è possibile stabilire un contatto profondo con se stessi e con il proprio ambiente psichico attraverso un atteggiamento accogliente e non giudicante senza farsi travolgere dalla reattività dei sentimenti e delle emozioni, senza evitare, sminuire o giudicare evitando così lo stabilirsi di circoli viziosi patologici.

Dr. Pierluigi Ricci - Psicologo e Neuropsicologo 

 

06 maggio 2024

Freud: nascita del padre della psicanalisi

Sigmund Freud fu un neurologo, psicanalista e filosofo padre della psicanalisi che sosteneva che la mente umana fosse composta da 3 istanze principali: Io, Es e Super-Io. 

L'Io è l'istanza più razionale della nostra mente che regola e gestisce gli istinti e gli affetti e quindi media le pulsioni dell'Es. 

L'Es è la parte più istintiva e primitiva della mente ed è regolata dal principio del piacere, agendo quindi in funzione della gratificazione e dell'evitamento del dolore.

Infine, il Super-Io riguarda la nostra morale, giusto e sbagliato, il buono e il cattivo. Tale parte mitiga l'Es e ci porta ad aderire agli standard morali più elevati della vita. 

L'obiettivo di Freud era quello di analizzare la mente seguendo il metodo scientifico per dare una risposta ai dilemmi e ai misteri della mente umana. Egli sviluppa così un metodo di analisi attraverso il dialogo con il paziente e l'osservazione dello stesso. Iniziò ad analizzare i processi psichici più profondi ed inaccessibili alla coscienza, ovvero i processi inconsci. Grazie all'indagine sulle cause dell'isteria nelle donne arrivò alla concettualizzazione dell'attuale psicanalisi. Da tali studi postulò che, alla base dei sintomi tipici delle nevrosi c'era un conflitto e non una problematica di tipo organico che operava al di là della coscienza del soggetto e che era guidata da forze inconsce. Da questa scoperta nacque dunque la psicanalisi che significa letteralmente, analisi dell'inconscio. 

Freud è riuscito nell'arduo compito di esplorare l'abisso della mente inconscia portandone alla luce anche gli angoli più oscuri mettendo in crisi le certezze occidentali riguardo la mente ideate fino a quel momento. 

Dr. Pierluigi Ricci - Psicologo e Neuropsicologo Clinico

Love Bombing

Hai mai conosciuto qualcuno che all'inizio sembrava perfetto, che ti inondava di attenzioni, regali e complimenti? Potrebbe essere stato...