16 marzo 2024

Creatività e Neuroscienze

Cos'è la creatività? 

Con tale termine si fa riferimento ad un processo psichico dal quale scaturisce qualcosa di nuovo. La creatività può essere riferita a qualsiasi ambito come ad esempio, la pittura, la scrittura o la musica. 


Nel corso della storia ci sono stati molteplici studi sulla creatività ma solo di recente si è giunti ad evidenze condivise dagli scienziati. Infatti, l'idea principale e maggiormente condivisa riguarda gli elementi cardine di questa abilità. Per essere creativi è necessario che siano presenti due componenti centrali che caratterizzano il processo mentale creativo. Il primo riguarda la creazione di un'idea nuova ed originale. Il secondo riguarda la valutazione positiva dell'idea nel momento in cui questa viene confrontata con quelle già esistenti. 

Attraverso rilevazioni effettuate con Risonanza Magnetica funzionale si è visto che questi due processi psichici di creazione/immaginazione e valutazione, attivazione differenti aree cerebrali come l'ippocampo, il DMN (Default Mode Network) e la corteccia frontale rispettivamente nel primo e nel secondo processo. 

La creatività non dipende quindi da una sola area cerebrale ma dal lavoro congiunto di differenti reti cerebrali. Il cervello è composto da due emisferi che comunicano tra loro in ogni processo psichico. Durante il processo creativo sembra venire meno il potenziale inibitorio dell'emisfero sinistro che è legato ad un pensiero più rigido, matematico ed analitico. Questo fa si che la connessione tra la corteccia prefrontale destra e quella sinistra sia cruciale nella produzione di un qualcosa di nuovo, di originale e quindi di creativo. 

Nel processo creativo i lobi frontali sono i responsabili della ricerca e del rilevamento delle novità, fondamentali quindi per la creatività. Alcuni studi hanno evidenziato che l'intuizione creativa è l'apoteosi di molteplici stati cerebrali che scaturiscono da differenti aree del cervello. In particolare, le Neuroscienze hanno individuato 3 network cerebrali implicate nel processo creativo. 

- Il Default Mode Network: è il circuito cerebrale legato alla riflessione. 

- L'Executive Control Network: circuito che si attiva quando bisogna concentrarsi su uno specifico compito.

- Il Salience Network: circuito cerebrale responsabile del passaggio di informazioni tra i network precedenti.

Ci sono diversi modi per coltivare la abilità creativa come la gradevolezza dell'ambiente e delle persone che ci circondano, le esperienze stimolanti o il vedere le cose da una prospettiva diversa. 

Un modo per favorire il processo creativo è il lasciar vagare la mente. Lo Psicologo Schooler sostiene che nei momenti di distrazione, quando le persone lasciano vagare la mente, è proprio lì che si favoriscono nuove idee e l'unione di idee precedenti ed idee nuove mostrando connessioni tra che prima erano sembrate inopportune o irrilevanti. 

A tal proposito, è stato proprio Freud a suggerire che la maggior parte della nostra vita psichica è inconscia. Infatti, la teoria di Schooler mostra proprio che i processi mentali inconsci sono fondamentali per fare in modo che nascano nuove idee e incoraggiare e sostenere il processo creativo. 

Dr. Pierluigi Ricci - Psicologo 


22 febbraio 2024

Il "Seminatore": la costruzione interiore

La mia passione per l'arte mi spinge spesso ad analizzare dal punto di vista psicologico le opere che mi colpiscono di più e che secondo me sono cariche simbolicamente. Una di queste opere è sicuramente "Il Seminatore" di Van Gogh. Il pittore era solito ritrarre le persone che incontrava e che lo colpivano maggiormente e che secondo lui erano definibili come "tipi caratteristici", i quali simboleggiavano la parte più umana e, se vogliamo, anche più pura dell'esistenza. Qui, specificamente, "Il Seminatore" assume un valore simbolico che allude alla nascita, alla costruzione consapevole, alla creazione e all'aspettativa di qualcosa che avverrà.

Ma che significato ha psicologicamente? 

L'atto di seminare simboleggia le aspettative che conducono alla costruzione dell'interiorità, qualcosa che funge da anticipatore dei tempi. Le idee e le immagini mentali producono stati psichici ed atteggiamenti a loro strettamente collegate. Per esempio, quando l'atto di immaginativo di per sé crea aspettativa che qualcosa avverrà e per questo ci si attiva e si protende verso la realizzazione dell'immaginato. La metafora del "seminatore" implica che questo ciò non possa risultare un mero gesto senza significato; infatti, seminiamo per raccogliere per creare ciò che abbiamo desiderato, per sentire il sapore della fatica e della soddisfazione di aver dato vita a qualcosa. Seminiamo consapevoli che qualcosa potrebbe andare non come avevamo previsto, dato che, metaforicamente parlando, in inverno cade la neve e questa può anche preservare il terreno da diverse minacce o dalle basse temperature, ma non troppo a lungo. Proprio a questo punto bisogna fare i conti con la rabbia, la sofferenza generate dalle aspettative disattese. Qui, il germoglio deve ritrovare la luce e ritornare a crescere, non per evitare la sofferenza dell'aspettativa infranta ma perché la crescita è uno step importante della vita. 

La nostra società ha drasticamente accorciato tutti i tempi se non addirittura annullato il tempo delle attese e delle aspettative. Si è ormai perso il profumo e la bellezza della "semina". Vale ormai il principio del tutto e subito. L'importante che si ottenga il risultato perché non c'è il tempo di fronteggiare la sconfitta, la sofferenza e l'amarezza di un'aspettativa infranta. Per questo motivo l'atto del "seminatore" è un fatto tremendamente attuale in questa società post-moderna per il significato profondo che porta con sé. Può aiutarci a comprendere l'importanza di mettere in campo le nostre skills in modo fruttuoso per assaporare il gusto dell'attesa dei risultati. 

Il "seminatore" simboleggia quindi la costruzione interiore in quanto non ci rende passivi e rassegnati nell'attesa della creazione, ma ci pone in un atteggiamento propositivo, fruttuoso e costruttivo. 

Dr. Pierluigi Ricci - Psicologo

11 febbraio 2024

Carnevale: significato psicologico

Il periodo del Carnevale rappresenta un tempo senza confini dato che la sua ritualità ci mostra l'alternarsi nella vita di fasi di equilibrio e disequilibrio. Questo periodo infatti sancisce il passaggio dai freddi giorni invernali alla spensieratezza primaverile. Metaforicamente parlando, il passaggio dalla tempesta alla quiete. La ritualità del Carnevale trasmette un messaggio di speranza che suona un pò come "ci saranno sempre nuovi inverni, ma ci saranno sicuramente anche nuove primavere, nuovi inizi. 

Psicologicamente parlando, Jung indica questo periodo come il rappresentante dell'insieme di tutte le nostre maschere, ovvero tutto ciò che vogliamo mostrare al mondo esterno, l'io cosciente e quindi solo ciò che rappresentiamo solo in parte. Rappresenta le zone d'ombra dell'Io dato che ognuno di noi nasconde le parti più profonde del Sé. Idee, temi e concetti rimossi ma che tendono ad affiorare nei momenti meno opportuni della vita ostacolando il raggiungimento di fondamentali bisogni tipici dello sviluppo di un individuo. 


La maschera rappresenta l'evasione dalla routine, dagli schemi prestabiliti e la proiezione dei sogni e dei sentimenti nascosti. Attraverso il costume e quindi la maschera, possiamo impersonare un ideale. Possiamo trasformarci in un personaggio delle fiabe, in un pirata, in un cattivo ma anche in un eroe. 

Detto ciò, è sempre la "persona", la parte più evidente dell'io ad essere centrale in questo contesto festivo e liberativo. La "persona" costituisce solo una parte del Sé che è quella più visibile ma che non rappresenta in toto il nostro Sé. Quando ci identifichiamo con una maschera, si può cadere nell'errore di nascondersi dietro il concetto di "persona". Ci si convince e si convince gli altri di essere solo quello che si mostra con la maschera. Questo ci fa rimanere ingabbiati e non permette la conoscenza del vero Io, di ciò che siamo realmente.

Il periodo del Carnevale può essere un modo per rimettersi in gioco nella scoperta di un mondo interiore sconosciuto. La maschera rappresenta ciò che l'individuo è realmente ma che davanti a tutti vuole o deve dissimulare.   

Dott. Pierluigi Ricci - Psicologo 

16 gennaio 2024

Disturbo narcisistico di personalità

I narcisisti fanno molta fatica a riconoscere i bisogni ed i sentimenti degli altri e sono carenti di empatia. 


Ma come nasce questo disturbo?

Le persone affette da Disturbo Narcisistico di Personalità rimangono incatenate in uno stadio di perenne dipendenza dalle risposte degli altri nel tentativo di mantenere nel tempo un sé unitario. Centrale è il luogo di apprendimento, quello in cui vengono apprese le modalità di relazione con gli altri e con il mondo. 

Secondo il DSA-5 chi ha questo disturbo presenta una sintomatologia complessa. 

- Sentimenti di smisurata grandezza

- Richiede smisurata ammirazione da parte degli altri

- Sfrutta gli altri per i suoi scopi

- Prova invidia per tutto e per tutti

- Ha una atteggiamento arrogante

- Crede che le emozioni e le necessità degli altri siano prive di valore

- Sentimenti di fascino, bellezza, potere e amore

Le persone che vivono questo disturbo si trovano su una sorta di montagna russa sentimentale tra l'alternarsi di sentimenti di felicità ed euforia ad altri di profonda tristezza e depressione. Secondo il DSM infatti, la depressione che vivono questi individui è da ricercarsi nella falla che vi è nella percezione della differenza tra ciò che è stato idealizzato e la realtà. Questo disturbo presenta un quadro complessa in quanto chi lo sperimenta spesso non ne ha consapevolezza e non comprende gli effetti catastrofici che il suo comportamento ha sugli altri. Per tale motivo arrivano in terapia solo perché si sentono molto depressi.

Detto ciò, è utile fare una distinzione con un narcisismo sano, ovvero quello che Kernberg ritiene sia basato sull'investimento su di sé che può essere oggettivato sulle aspirazioni e sulle critiche che ciascuno rivolge al proprio sé. 

Dott. Pierluigi Ricci - Psicologo

04 gennaio 2024

Comunicazione Aumentativa Alternativa

La Comunicazione Aumentativa Alternativa CAA indica quell'insieme di tecniche e strumenti tecnologici che facilitano la comunicazione negli individui che presentano difficoltà nell'utilizzo del canale comunicativo convenzionale, il linguaggio verbale e/o scritto. L'aggettivo "aumentativa" indica che la modalità di comunicazione utilizzata ha l'obiettivo di accrescere la comunicazione naturale e non a sostituirla o inibirla. Il termine "Alternativa" invece, sta ad indicare che la essa utilizza una modalità comunicativa appunto alternativa rispetto al linguaggio naturale. 


Si può dire che la CAA sostiene la comprensione, il pensiero e la relazione tra chi comunica il messaggio e chi lo riceve. Ragion per cui, l'obiettivo di ogni intervento deve essere l'espansione delle capacità di comunicazione.

La Comunicazione Aumentativa Alternativa rappresenta una branca della Psicologia Clinica che si pone l'obiettivo di compensare la disabilità temporanea o permanente di tutti quegli individui che hanno un disturbo del linguaggio sia espressivo che ricettivo, attraverso il potenziamento delle abilità residue, la valorizzazione delle modalità comunicative naturali e l'uso di modalità alternative speciali. 

Per ciò che concerne l'importanza delle strategie di Comunicazione Aumentativa Alternativa esse sono indispensabili ad esempio per la ricerca di modalità comunicative funzionali per l'espressione del Si e del No o per il consolidamento di gesti personali simbolici che non possono essere compresi da nessuno tranne che dai Caregiver (coloro che si prendono cura). A questo punto, è evidente come l'identificazione di un sistema comunicativo preesistente sia utile per costruire nuove competenze comunicative a partire da abilità residue. Inoltre, in fase di valutazione pre-intervento possono essere effettuate delle prove attraverso l'uso di differenti ausili per la comunicazione appartenenti alla categoria delle Tecnologie Assistive che hanno lo scopo di migliorare la possibilità di comunicazione in coloro che non possono più farlo tramite il linguaggio naturale. Per riuscirci, la priorità è la valutazione dei bisogni e degli ambienti di vita. 

Un esempio di ausilio è noto come VOCA (Vocal Output Communication Aids) dotato di un'uscita in voce e di semplice utilizzo. Questo ausilio supporta la comunicazione e favorisce le interazioni sociali, rendendole altamente motivanti, frequenti e prolungate. Può essere utilizzato da individui che hanno capacità motorie, cognitive e linguistiche limitate.

La Comunicazione Aumentativa Alternativa non si costituisce dall'esercizio. La base di questo approccio è da ricercarsi nell'offerta di reali esperienze comunicative a coloro che non possono utilizzare il linguaggio naturale per comunicare. Una strategia utile a ciò, può essere la proposta di fare scelte di stimoli differenti in situazioni di vita reale. La scelta fornisce l'opportunità di interagire con l'ambiente e di formarsi un'identità. Per questo motivo, il fondamentale ruolo delle opportunità viene riconosciuto nel normale sviluppo della comunicazione naturale. 

Dr. Pierluigi Ricci - Psicologo     


15 dicembre 2023

Natale - Christmas Blues o Felicità?

Il periodo delle festività natalizie viene generalmente immaginato come uno dei più felici dell'anno. Ci sono le luci, le decorazioni, la pausa lavorativa e scolastica, le cene con gli amici e la famiglia, i regali, l'albero e tante altre cose. 


Alcune volte però, ciò che si vive è molto diverso. Lo stress della ricerca dei regali con la domanda se è solo un qualcosa di tradizionale e a volte senza significato oppure se rappresenta l'affetto per le persone care. Lo stress dell'aumento del carico lavorativo di questo periodo. I pranzi e le cene con amici e parenti visti solo alle feste comandate con il dubbio sull'autenticità di quelle relazioni. Il disagio di essere circondati da persone felici e piene di gioia con la possibilità di ingigantire i sentimenti di profonda solitudine. 

Tutto ciò conduce spesso a frustrazione, malinconia, angoscia e tristezza. Questo è in chiaro contrasto con un periodo di festa che, viene solitamente dipinto come intriso di magia e amore proveniente dai nostri cari ma che, al contrario viene vissuto come un periodo esclusivamente stressante. Questi sentimenti possono amplificarsi portando anche ad uno stato depressivo legato al periodo natalizio, noto come Christmas Blues. 

Ora la domanda sorge spontanea. Perché festeggiare annualmente una festa che in alcuni genera soltanto angoscia e tristezza creando momenti negativi in chi non si ritrova nello stereotipo di famiglia felice? 

Il periodo natalizio rappresenta per la comunità un insieme di gesti o rituali comportamentali carichi di un significato che va oltre il semplice significato economico, religioso o spirituale.

Ecco i più importanti. 

- Celebrare il cambiamento e la trasformazione inserendolo nella trama della propria storia di vita.

- Identità e senso di appartenenza. I rituali rafforzano il senso di appartenenza familiare e sociale, il sentirsi parte di un tutto, forti ed uniti e definiscono un'identità attraverso legami e relazioni durature. 

- Senso di continuità: i rituali sono da sempre presenti nelle nostre vite infondendo un profondo senso di sicurezza salvaguardandoci dalla caoticità del tempo. 

Il significato più profondo del periodo natalizio rappresenta una possibilità di guardare alle relazioni importanti e genuine, sentirsi parte integrante di un tutto e ricordarsi che non siamo mai soli nell'affrontare la vita. In definitiva, questo vissuto genera un senso di gratitudine e benessere psicologico in quanto risponde al bisogno cardine della vita, ovvero il bisogno di appartenenza, fondamentale come la fame. 

Dr. Pierluigi Ricci - Psicologo


04 novembre 2023

Relazioni che fanno soffrire: come sopravvivere?

Ognuno di noi ha sentito parlare almeno una volta nella vita di amore malato o relazioni tossiche che generano sofferenza. Queste riguardano i legami interpersonali che hanno connotazioni disfunzionali. Per legame disfunzionale si intende un qualcosa di inadeguato al contesto in cui si verifica, che è controproducente per sé e per il perseguimento di uno scopo universale, ovvero il mantenimento del proprio benessere psico-fisico.

Non è raro che coloro che si trovano incatenati in una relazione tossica e disfunzionale sperimentino sentimenti altamente ambivalenti. Da un lato nutrono un forte attaccamento nei confronti del partner, ma dall'altro lo disprezzano per il modo in cui si comporta e per come li fa sentire.

Neuropsicobenessereblog, relazioni-disfunzionali


In generale, ogni tipo di relazione, che sia amicizia, rapporto genitori-figli o amore, ha un fattore comune. Ovvero il cambiamento. Tutti i legami funzionali si trasformano nel corso del tempo, mutano in base alla crescita e all'evoluzione di prospettive diverse degli attori della relazione. Al contrario, le relazioni disfunzionali, quelle che fanno male, seguono degli schemi fissi che si susseguono in maniera ciclica tanto da entrare in circoli viziosi che alimentano la sofferenza. 

Le fasi della relazione disfunzionale sono le seguenti: 

- accumulo reattivo di tensione; 

- episodi esplosivi per scaricare la tensione; 

- riconciliazione; 

- calma apparente; 

- nuovo accumulo reattivo di tensione; 

- nuovi episodi per scaricare la tensione sull'altro; 

- nuova riconciliazione; 

- calma apparente. 

Questa fase ciclica disfunzionale più durare anche per diversi anni.

Cosa fare?  

Quando una relazione non funziona più e ci rende infelici vuol dire che è arrivato il momento di dire basta e di mettere un punto definitivo alla sofferenza. 

Da un recente studio è emerso che le persone estremamente ferite dalla sofferenza di una relazione tossica possono scaturire delle condizioni psichiche disfunzionali come la bassa autostima, il rifiuto, la perdita, sentimenti di rabbia, fallimento e abbandono. 

Ma come nascono le relazioni disfunzionali? 

Il motivo fondamentale che spinge al ricercare una "soluzione" usata per uscire da periodi di solitudine e vulnerabilità è la mancanza d amore per sé stessi. Questa "soluzione" si basa sulla ricerca della sicurezza, della comprensione, della stima e dell'amore nella relazione con l'altro da sé. Spesso, anche senza rendercene conto, affidiamo la nostra felicità nelle mani dell'altra persona creando così legami disfunzionali, ricercando all'esterno tutto ciò che in realtà potremmo trovare dentro di noi.

Uscire da una relazione tossica senza generare dolore, in entrambe le parti coinvolte, è praticamente impossibile. Tuttavia, esistono delle strategie per evitare che l'incendio si propaghi e spegnere le fiamme della sofferenza. 

Un passo fondamentale per sopravvivere alla rottura è accettare i motivi per cui questa è avvenuta. Di fondamentale importanza è l'ammissione e il riconoscimento che comunque, nonostante le circostanze, si sono passati piacevoli momenti insieme che meritano di essere ricordati evitando il fenomeno oggi denominato ghosting. Tale fenomeno si riferisce proprio al darsi alla fuga, sparire come un fantasma, senza farsi più né vedere né sentire nel tentativo di non dover sperimentare il dolore della separazione. 

Terminare la relazione disfunzionale nel momento in cui si sà che non può più andare avanti è necessario per entrambe le parti. Rimandare l'inevitabile, cercando scuse e compromessi non farà altro che peggiorare ulteriormente la situazione alimentando la sofferenza.


Dott. Pierluigi Ricci - Psicologo


Alzheimer: killer silenzioso del millennio

Oggi sono molte le patologie neurologiche che influenzano lo stile di vita e ciò che fa la differenza rimane la prevenzione. L'Alzheimer...